Emrgono nuovi elementi sulla prof accoltellata dal 13enne a TrescoreEmrgono nuovi elementi sulla prof accoltellata dal 13enne a Trescore

Caso prof aggredita a Trescore: cosa c’era prima dell’attacco

Non solo l’aggressione avvenuta in classe. Il caso della professoressa Chiara Mocchi, accoltellata il 25 marzo nella scuola “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, si arricchisce di nuovi elementi che spostano l’attenzione su quanto accaduto prima.

Una sequenza di episodi che oggi viene riletta con maggiore attenzione.

L’auto vandalizzata e le minacce: i primi segnali

Settimane prima dell’aggressione, la docente di francese avrebbe subito minacce e un episodio di vandalismo.

La sua auto, parcheggiata fuori dalla scuola, era stata danneggiata: gomme bucate e scritte sulla carrozzeria.

Secondo quanto riferito dai familiari, la professoressa non aveva presentato denuncia, limitandosi a parcheggiare la vettura davanti alla caserma dei carabinieri di Trescore, a breve distanza dall’istituto.

Al momento, non esistono elementi che colleghino direttamente questi atti al tredicenne oggi in comunità.

Il rapporto difficile e il percorso psicologico

Il legale della famiglia del minore, l’avvocato Carlo Foglieni, ha chiarito che il ragazzo era già seguito da tempo da un professionista.

Un percorso di supporto psicologico attivato proprio per le difficoltà nel rapporto con la docente, definito “problematico e conflittuale” e noto anche alla scuola.

Una situazione che si trascinava da tempo e che ora viene riletta alla luce dei fatti più recenti.

I messaggi alla ragazza: cosa emerge dalle chat

A rendere ancora più complesso il quadro è il racconto di una coetanea conosciuta online, residente in Polonia.

La ragazza, intervistata, ha parlato di messaggi ricevuti dal tredicenne, che le avrebbe chiesto di procurarsi dei tagli sul corpo, arrivando a minacciarla.

“Perché lo dico io”

Una frase che, secondo il suo racconto, accompagnava la richiesta.

La minorenne ha spiegato di aver raccontato tutto alla madre prima che la situazione potesse degenerare, decidendo poi di uscire dal gruppo Telegram in cui avvenivano le conversazioni.

Il manifesto e le parole sulla ragazza

Nel cosiddetto “Manifesto” diffuso online, il ragazzo parlava proprio di questa coetanea.

Scriveva di essere innamorato e di voler restare nei suoi ricordi, anche dopo quello che definiva il suo “attacco”.

Parole che oggi assumono un significato diverso, alla luce di quanto accaduto.

Il canale Telegram chiuso dopo l’aggressione

Il canale Telegram su cui era stato pubblicato il manifesto è stato chiuso.

Al suo posto compare un messaggio chiaro:

“Questo canale non può essere visualizzato perché ha violato i termini di servizio di Telegram.”

Anche l’account associato risulta eliminato.

Un caso che si allarga: tra segnali e domande aperte

Il caso della professoressa Mocchi non appare più come un episodio isolato.

Tra segnali precedenti, dinamiche relazionali complesse e contenuti online, emergono elementi che richiedono approfondimenti.

Resta da capire se e come questi episodi siano collegati tra loro.

Quando il “prima” diventa decisivo

Ogni dettaglio, oggi, pesa.

L’auto vandalizzata. I messaggi alla ragazza. Il manifesto online.

Frammenti di una storia che, messi insieme, raccontano qualcosa di più di un singolo gesto.

E che potrebbero aiutare a comprendere meglio cosa è davvero successo — e perché.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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