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Acquisiti documenti e scambi con l’università: si cerca di ricostruire cosa fosse autorizzato nella missione

Dopo il dolore e il rientro delle salme in Italia, l’inchiesta sulla morte dei cinque sub italiani alle Maldive entra in una fase decisiva.

Gli investigatori della squadra mobile di Genova, su delega della Procura di Roma, stanno concentrando gli accertamenti su un punto che potrebbe incidere sulla lettura dell’intera vicenda: capire con precisione quali attività fossero state previste e autorizzate nell’ambito della spedizione scientifica.

Tra gli elementi acquisiti ci sono le mail scambiate dalla docente universitaria Monica Montefalcone con il Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita.

Secondo l’ipotesi investigativa, quei documenti potrebbero aiutare a ricostruire il programma delle giornate, gli obiettivi della missione e gli eventuali via libera ricevuti.

Il nodo centrale: immersione privata o attività collegata alla missione?

È questo uno degli aspetti che potrebbe orientare il lavoro degli inquirenti.

Se dagli atti dovessero emergere autorizzazioni o indicazioni riconducibili alle attività svolte, sempre secondo una ipotesi investigativa ancora tutta da verificare, la posizione relativa ad alcune vittime potrebbe assumere un inquadramento diverso anche sotto il profilo lavorativo.

In particolare, gli approfondimenti riguarderebbero la posizione della docente Monica Montefalcone e della ricercatrice Muriel Oddenino.

L’università di Genova, però, fin dai primi giorni successivi alla tragedia ha mantenuto una posizione chiara.

L’ateneo ha ribadito che l’immersione subacquea alle Maldive non rientrava tra le attività previste dalla missione scientifica e sarebbe stata svolta a titolo personale.

Le autopsie e gli elementi che potrebbero spiegare cosa è successo sott’acqua

La prossima settimana rappresenterà un passaggio fondamentale.

Le salme delle cinque vittime si trovano all’obitorio dell’ospedale di Gallarate e saranno sottoposte agli esami autoptici disposti nell’ambito dell’indagine per omicidio colposo.

Tra le vittime ci sono anche Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti.

Gli accertamenti medico-legali saranno accompagnati da un’altra attività ritenuta decisiva: l’analisi della strumentazione utilizzata durante l’immersione e delle eventuali registrazioni disponibili.

È da quei dati che potrebbe emergere una ricostruzione più precisa degli ultimi minuti trascorsi sott’acqua.

Le testimonianze e le domande ancora aperte

Parallelamente, gli investigatori stanno ascoltando le persone che si trovavano a bordo della Duke of York.

Tra loro anche chi ha partecipato alla spedizione senza prendere parte all’immersione.

L’obiettivo non è soltanto capire cosa sia accaduto in mare, ma anche ricostruire il contesto organizzativo e decisionale delle ore precedenti.

Per ora restano molte domande aperte.

Le indagini dovranno chiarire se si sia trattato esclusivamente di un’attività personale o se esistano elementi che colleghino in modo diverso quell’immersione alla missione scientifica.

E proprio per questo, oggi, una parte delle risposte che tutti cercano potrebbe trovarsi non sott’acqua ma dentro documenti, autorizzazioni e scambi di mail.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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