Famiglie: chi riceverà davvero il bonus da 115 euro?
Il cuore politico — e mediatico — del decreto bollette 2026 batte nell’articolo 1, quello che guarda dritto negli occhi i consumatori. Qui si annida il bonus straordinario da 115 euro, destinato a circa 2,64 milioni di famiglie già beneficiarie del bonus sociale elettrico.
Un intervento da 315 milioni di euro, che il governo presenta come una risposta concreta al caro energia. Ma attenzione: la platea è limitata. Chi è già dentro il sistema di agevolazioni riceverà automaticamente il contributo. Tutti gli altri? Devono sperare nella buona volontà del mercato.
Per le famiglie con ISEE fino a 25mila euro ma escluse dai bonus sociali, entra infatti in scena un meccanismo curioso: contributi volontari da parte dei fornitori di energia. In cambio, le aziende otterranno una sorta di “bollino etico” spendibile anche commercialmente. Tradotto: solidarietà sì, ma con ritorno d’immagine.
E poi arriva la vera novità politica inserita in Commissione: stop alle telefonate commerciali non richieste. Basta chiamate aggressive su luce, gas e telecomunicazioni — almeno sulla carta. Una misura che intercetta un malcontento diffuso e promette di cambiare le regole del gioco.
Imprese: meno costi in bolletta, ma più tasse
Se alle famiglie arrivano bonus, alle imprese viene offerto un alleggerimento strutturale delle bollette. L’articolo 2 interviene sugli oneri generali di sistema (ASOS), una delle voci più contestate.
La soluzione? Una revisione degli incentivi al fotovoltaico:
- Riduzione volontaria dei premi del 15% o 30%
- In cambio, proroga degli incentivi di 3 o 6 mesi
Un compromesso tecnico che punta a liberare risorse senza stravolgere il sistema. Ma non è tutto: chi decide di uscire dal Conto energia dovrà rifare completamente l’impianto. Una scelta che sa di selezione naturale del mercato.
A vigilare sull’impatto reale sarà ARERA, chiamata a tradurre questi meccanismi in riduzioni concrete in bolletta.
Più IRAP per il settore energia: chi paga davvero
Dietro gli sconti si nasconde il conto. Ed è salato. L’articolo 3 aumenta l’aliquota IRAP dal 3,9% al 5,9% per le aziende energetiche nel biennio 2026-2027.
Un prelievo mirato su:
- produzione e distribuzione di energia
- gas
- petrolio e raffinazione
Il gettito servirà a finanziare gli sconti per le imprese. Ma la domanda resta: questi costi verranno davvero assorbiti o finiranno per tornare nelle bollette?
Sconti privati: cosa fa A2A Energia
Nel frattempo, il mercato si muove. A2A Energia ha annunciato uno sconto fino a 60 euro annui sulle forniture elettriche.
Una mossa che segue la logica del decreto: estendere gli aiuti anche a chi resta fuori dai bonus pubblici. Il contributo sarà automatico per chi attiva una fornitura entro il 31 maggio 2026.
Un segnale chiaro: il welfare energetico si sta spostando, almeno in parte, verso il settore privato.
Rinnovabili e PPA: una nuova partita per le PMI?
L’articolo 4 è il più ambizioso. Punta a rivoluzionare il mercato delle rinnovabili attraverso i Power Purchase Agreement (PPA), cioè contratti di lungo periodo per l’energia verde.
Le novità includono:
- una piattaforma digitale per incrociare domanda e offerta
- il GSE come garante in caso di fallimento
- aggregazione della domanda tra PMI
- garanzie SACE
Un tentativo di stabilizzare i prezzi e rendere accessibile l’energia rinnovabile anche alle piccole imprese.
Il nodo della rete: perché oggi blocca tutto?
Il vero collo di bottiglia resta la rete. L’articolo 7 affronta il problema della saturazione virtuale della rete elettrica nazionale, che oggi impedisce nuovi allacci per le rinnovabili.
La soluzione è tecnica ma cruciale:
- Terna dovrà pubblicare ogni trimestre la capacità disponibile
- nuove regole di connessione più flessibili
- possibilità di superare i limiti nominali con assegnazioni trasparenti
In più, arriva un DPCM annuale per orientare le infrastrutture energetiche.
Il punto politico: riforma o compromesso?
Il decreto bollette 2026 è un mosaico complesso: bonus immediati, riforme strutturali e nuove tasse. Una manovra che cerca equilibrio tra consenso sociale e sostenibilità economica.
Ma resta un dubbio: è una vera svolta o solo un’operazione tampone ben confezionata?
Nel frattempo, famiglie e imprese attendono. Con una certezza: la partita dell’energia è tutt’altro che chiusa.

