Il campetto dell'oratorio dove si stava allenando il ragazzino a Osio SottoIl campetto dell'oratorio dove si stava allenando il ragazzino a Osio Sotto

L’episodio a Osio Sotto e l’intervento decisivo del piccolo

Una scena che poteva trasformarsi in tragedia, ma che è stata fermata da un dettaglio fondamentale: la lucidità di un bambino di 8 anni.

È accaduto a Osio Sotto, in provincia di Bergamo, all’interno dell’oratorio San Giovanni Bosco, al termine di un allenamento della squadra “Primi calci”. Un uomo si è presentato negli spogliatoi dichiarando di essere il padre del piccolo e sostenendo di doverlo portare via.

Ma qualcosa non ha funzionato.

Il bambino lo ha guardato e ha capito subito: non lo conosceva.


Il racconto del papà: “Per me voleva rapirlo”

A chiarire il contesto è stato il padre del bambino, intervenuto pubblicamente dopo l’accaduto.

“Io non c’ero perché ero a lavoro. Lui era all’oratorio per allenarsi. Questo signore stava girando lì, mio figlio aveva anche il pallone in mano con il suo nome e cognome. Si è avvicinato, voleva fare dei palleggi”, ha raccontato.

Poi il passaggio più inquietante:
“È andato a ritirare mio figlio. Per me voleva rapirlo… se io vado a prendere un bambino che non è il mio, l’intento penso sia quello”.

Parole che restituiscono la percezione di quanto accaduto e la gravità del gesto.


Il tentativo negli spogliatoi e la reazione degli allenatori

Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe chiamato il bambino per nome, probabilmente dopo averlo sentito durante gli allenamenti.

Si è presentato agli allenatori dicendo di essere il padre e chiedendo di portarlo via.

Ma il protocollo dell’oratorio ha funzionato.

Uno degli istruttori ha immediatamente chiesto al bambino se conoscesse quell’uomo. La risposta è stata netta: no.

A quel punto l’uomo è stato allontanato. Ma non ha desistito.


Il secondo tentativo e il blocco

Poco dopo, il 30enne avrebbe cercato di rientrare dagli spogliatoi utilizzando un altro accesso, tentando nuovamente di raggiungere il bambino.

È stato in quel momento che allenatori e genitori presenti hanno capito che non si trattava di un equivoco.

L’uomo ha provato ad allontanarsi, ma è stato bloccato sul posto e sono stati chiamati i carabinieri.


L’arresto e le indagini

Il 30enne, di origine pakistana, incensurato e residente a Dalmine, è stato arrestato con l’accusa di tentato sequestro di persona aggravato.

Davanti al giudice non ha fornito spiegazioni convincenti e ha scelto il silenzio.

Il gip ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.

Nel frattempo, i carabinieri stanno analizzando le immagini delle telecamere presenti nell’oratorio per ricostruire con precisione ogni fase.


La sicurezza dei bambini e la reazione della comunità

Dopo l’episodio, l’oratorio di Osio Sotto ha rafforzato le misure di controllo, chiedendo ai genitori maggiore attenzione nei momenti di ritiro dei figli.

Il curato ha spiegato che, nonostante lo shock iniziale, i bambini sono rimasti sereni e la famiglia del piccolo ha ringraziato per la prontezza degli allenatori.


Un caso che riaccende l’allarme

L’episodio richiama alla memoria altri casi simili avvenuti negli ultimi mesi, dove il tentativo di avvicinare minori si è verificato in contesti quotidiani.

Questa volta, però, a fare la differenza è stato un elemento decisivo:
un bambino che ha saputo dire no, riconoscendo subito il pericolo.

E in una storia che poteva finire diversamente, è proprio questo il dettaglio che ha cambiato tutto.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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