La Procura conferma il ritrovamento dei messaggi lasciati dalla donna: telefoni spenti insieme e ricerche allargate tra Friuli e Slovenia
A ventuno giorni dalla scomparsa di Sonia Bottacchiari e dei suoi due figli minorenni, il caso si arricchisce di nuovi elementi che stanno cambiando profondamente il quadro investigativo.
Nelle ultime ore la Procura di Piacenza ha confermato il ritrovamento di due lettere scritte dalla donna prima della partenza da Castell’Arquato. Documenti che, secondo quanto riferito dagli inquirenti, conterrebbero riferimenti compatibili con una possibile volontà suicidaria.
Le due lettere trovate nella casa del padre
A confermare il ritrovamento è stata la procuratrice capo Grazia Pradella, che ha parlato di due messaggi distinti: uno indirizzato ai figli e un altro contenente riflessioni personali sulla propria vita.
Le lettere sarebbero state trovate nell’abitazione del padre della donna, Riccardo Bottacchiari, e successivamente acquisite dagli investigatori.
Secondo quanto emerso, i testi lascerebbero trasparire una situazione di forte sofferenza emotiva e inquietudine personale. Proprio per questo gli inquirenti considerano quei documenti particolarmente delicati nell’ambito delle indagini ancora in corso.
La Procura mantiene al momento il massimo riserbo sui contenuti completi delle lettere.
Il viaggio mai concluso e il mistero dei telefoni spenti
Sonia Bottacchiari, 49 anni, era partita il 20 aprile insieme ai figli di 14 e 16 anni e ai loro quattro cani per trascorrere alcuni giorni in campeggio nella zona di Gemona.
Una vacanza che però non sarebbe mai iniziata davvero.
L’ultimo contatto certo risale proprio alla sera della partenza, quando la figlia maggiore aveva inviato un breve messaggio al nonno rassicurandolo con poche parole: “Siamo arrivati, tutto bene”.
Da quel momento il silenzio totale.
Uno degli aspetti che più preoccupa gli investigatori riguarda il fatto che tutti i telefoni cellulari della famiglia sarebbero stati spenti nello stesso identico momento. Un dettaglio considerato compatibile con una possibile azione volontaria e pianificata.
Secondo quanto emerso, la donna avrebbe avuto con sé almeno quattro dispositivi mobili, compreso uno utilizzato per lavoro.
L’auto ritrovata vicino al palazzetto di Tarcento
Il 6 maggio le ricerche hanno registrato una prima svolta con il ritrovamento della Chevrolet Captiva utilizzata dalla famiglia.
Il suv è stato individuato a Tarcento, in via Monte Grappa, vicino al palazzetto dello sport trasformato poi nel centro operativo delle ricerche coordinate dalla Prefettura.
All’interno dell’auto, però, non sarebbero stati trovati elementi decisivi per capire dove possano essere andati Sonia Bottacchiari, i due ragazzi e i cani dopo aver abbandonato il mezzo.
Le ricerche si allargano anche verso Slovenia e Austria
Nel frattempo le operazioni di ricerca stanno proseguendo senza sosta e verranno ulteriormente ampliate.
Dopo il vertice in Prefettura a Udine, è stato deciso di estendere il raggio delle verifiche di circa venti chilometri oltre le aree già controllate nei giorni scorsi.
Le attività coinvolgono vigili del fuoco, carabinieri, Guardia di Finanza e il centro interforze internazionale tra Italia, Austria e Slovenia. Anche le autorità slovene hanno intensificato i controlli stradali e alle frontiere.
Perché il caso resta ancora pieno di punti oscuri
Nonostante il ritrovamento delle lettere e dell’auto, il destino della donna e dei suoi figli resta ancora completamente avvolto nell’incertezza.
Gli investigatori stanno cercando di capire se la famiglia si sia allontanata volontariamente o se dietro la vicenda possa esserci altro. Il fatto che non esistano avvistamenti certi dopo il 20 aprile continua a rendere il quadro estremamente complesso.
E proprio la combinazione tra le lettere, i telefoni spenti contemporaneamente e l’assenza totale di tracce concrete sta alimentando le ipotesi più inquietanti attorno a una scomparsa che, col passare dei giorni, assume contorni sempre più drammatici.

