La vittima, una 50enne con gravi problemi di salute e fragilità psichiche, è morta nei mesi successivi per le patologie di cui soffriva
Arriva una prima sentenza in una delle vicende che avevano provocato maggiore indignazione a Rovigo nell’estate del 2025. Il tribunale ha condannato a otto anni di reclusione un giovane di 20 anni di origine egiziana, imputato per violenza sessuale aggravata e lesioni personali aggravate ai danni di una donna italiana di 50 anni.
La vittima, che viveva una situazione di forte fragilità personale ed era affetta da problemi psichiatrici e da importanti patologie, è deceduta nei mesi successivi per le condizioni di salute di cui soffriva.
La sentenza arriva al termine del giudizio immediato celebrato nei confronti del giovane, mentre il procedimento relativo al secondo imputato resta ancora aperto.
L’aggressione nell’area della stazione: cosa era accaduto
I fatti risalgono alla notte tra il 13 e il 14 luglio 2025.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e contestato dalla Procura, la donna si trovava nell’area della stazione ferroviaria di Rovigo, dove aveva cercato riparo.
Qui sarebbe stata avvicinata da due uomini e successivamente aggredita e trascinata all’interno di uno stabile abbandonato presente nell’area ferroviaria, dove si sarebbe consumata la violenza.
Le indagini della polizia, supportate anche dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza e dagli accertamenti investigativi successivi, hanno portato in pochi giorni all’individuazione dei presunti responsabili.
Il primo arresto aveva riguardato un uomo quarantenne di origine marocchina, mentre il secondo imputato era stato rintracciato successivamente in Friuli Venezia Giulia, dove si era spostato dopo i fatti.
La sentenza: ridotta la richiesta della Procura
Per il giovane egiziano la Procura di Rovigo aveva chiesto una condanna a nove anni di carcere.
Tra gli elementi aggravanti contestati figuravano, secondo l’accusa, l’aver approfittato delle condizioni di vulnerabilità della vittima e il fatto che l’episodio si fosse verificato all’interno dell’area ferroviaria.
La difesa aveva invece chiesto l’assoluzione con formula dubitativa e, in subordine, il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Il tribunale ha deciso di condannare il giovane a otto anni di reclusione, ritenendo che aggravanti e attenuanti si compensassero. Disposto anche il pagamento delle spese processuali e della custodia cautelare.
Il secondo procedimento e il dibattito sulla sicurezza
Resta invece aperto il procedimento nei confronti del secondo imputato, un uomo di 40 anni di origine marocchina, che si trova attualmente detenuto.
Per lui è stato disposto il rito abbreviato richiesto dalla difesa e la prossima udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare è fissata per l’8 settembre.
La vicenda aveva suscitato forte attenzione in città anche per il contesto in cui era maturata e aveva alimentato il confronto pubblico sul tema della sicurezza nelle aree ferroviarie e della tutela delle persone più vulnerabili.
Un tema che, già nei mesi successivi ai fatti, era entrato al centro del dibattito cittadino.

