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Catherine Birmingham torna a parlare in tv dopo la sospensione della responsabilità genitoriale: ‘Resteremo in Italia’

“I bambini continuano a chiedere quando possono tornare a casa. Non lo sanno e non possiamo dire loro qualcosa che non sappiamo neanche noi”. È una delle frasi più forti pronunciate da Catherine Birmingham, la madre della cosiddetta “famiglia nel bosco”, tornata a parlare pubblicamente nelle trasmissioni “Cinque Minuti” e “Porta a Porta”.

La vicenda della coppia anglo-australiana che vive tra i boschi di Palmoli, in Abruzzo, continua da mesi ad alimentare dibattito e attenzione mediatica dopo il provvedimento con cui, nel novembre scorso, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale sui tre figli.

Ora, mentre la famiglia prova a costruire una nuova fase della propria vita, emerge anche il progetto di una nuova abitazione ecosostenibile che dovrebbe sorgere sul terreno dove la coppia vive da tempo.

‘Abbiamo scelto l’educazione parentale’: le parole della madre

Nel corso dell’intervista, Catherine Birmingham ha spiegato la scelta dell’homeschooling, sottolineando che i figli seguivano un percorso ispirato al metodo Steiner.

“Abbiamo scelto di educarli a casa”, ha raccontato, aggiungendo che stava iniziando proprio in quel periodo un percorso educativo basato su quel modello.

La donna ha anche risposto alle accuse di scarsa collaborazione con le autorità.

“La collaborazione richiede due parti”, ha dichiarato, chiedendo che vengano rispettati “i diritti dei genitori e quelli dei bambini”.

Nel suo racconto è tornato anche quanto accaduto nel 2024, dopo un episodio di avvelenamento da funghi che aveva coinvolto la famiglia e portato all’intervento dei servizi sociali e delle forze dell’ordine.

“Quando arrivarono anche i carabinieri e parlavano di portare via i bambini, qualsiasi madre avrebbe avuto paura”, ha detto.

‘Resteremo in Italia’: il legame con il Paese e il sostegno ricevuto

Nel corso della trasmissione, Catherine Birmingham ha parlato anche del rapporto costruito negli anni con l’Italia.

Ha raccontato di essere cresciuta a Melbourne a stretto contatto con famiglie italiane e di aver sempre desiderato trasferirsi in Europa insieme al marito Nathan.

“Oggi possiamo dire che resteremo in Italia”, ha spiegato, sottolineando il sostegno ricevuto in questi mesi difficili.

“Abbiamo incontrato persone incredibili che ci hanno dimostrato tanto affetto”, ha aggiunto.

La nuova casa nel bosco: il progetto tra sostenibilità e bioarchitettura

Intanto prende forma anche il progetto della nuova abitazione della famiglia.

La casa sorgerà sempre nell’area boschiva di Palmoli, vicino al casolare in cui la coppia ha vissuto finora, che dovrebbe essere trasformato in deposito e rimessa.

A firmare il progetto è l’architetto pescarese Maria Mascarucci, che ha immaginato una struttura di circa 66 metri quadrati realizzata in legno e blocchi di canapa.

L’abitazione sarà progettata secondo i principi della bioarchitettura e del solare passivo, con particolare attenzione all’isolamento termico e al ridotto consumo energetico.

Secondo quanto spiegato dall’architetto, il sistema permetterà di mantenere temperature adeguate senza impianti tradizionali di riscaldamento o raffrescamento.

La nuova struttura comprenderà camere da letto, soggiorno, cucina e un sistema di fitodepurazione per il bagno.

Il progetto è già stato presentato in Comune e, una volta conclusi gli ultimi passaggi burocratici, potranno partire i lavori.

Il nodo dei figli resta centrale

Sul fronte giudiziario resta aperta la questione legata ai tre minori.

L’avvocato della famiglia nel bosco, Simone Pillon, ha espresso l’auspicio che il nuovo progetto abitativo possa contribuire a dimostrare “la serietà di intenti” dei genitori e favorire un ricongiungimento familiare in tempi brevi.

La vicenda della “famiglia nel bosco” continua così a dividere l’opinione pubblica tra chi vede nella loro scelta uno stile di vita alternativo e chi, invece, ritiene necessario un maggiore controllo sul percorso educativo e sulle condizioni dei minori.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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