Il gip di Napoli ha disposto la sospensione per il cardiochirurgo Guido Oppido e la vice Emma Bergonzoni
Nuova svolta nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore non andato a buon fine all’ospedale Monaldi di Napoli.
Il gip di Napoli Mariano Sorrentino ha disposto la sospensione dalla professione medica del cardiochirurgo Guido Oppido per 12 mesi e della sua vice Emma Bergonzoni per 7 mesi. I due sono accusati, a vario titolo, di falso materiale e falso ideologico in concorso in relazione alla documentazione sanitaria redatta dopo l’intervento.
Cosa contestano Procura e Nas
Secondo la ricostruzione degli investigatori, accolta dal giudice, il referto operatorio non riporterebbe fedelmente quanto accaduto durante il delicato intervento eseguito il 23 dicembre 2025.
Per il gip, i due medici avrebbero fornito una ricostruzione non corrispondente alla realtà delle fasi del trapianto, producendo una documentazione che avrebbe consentito di allontanare eventuali responsabilità professionali.
Nell’ordinanza il giudice parla di una narrazione costruita per respingere possibili contestazioni legate alla gestione dell’intervento chirurgico.
Il nodo degli orari e del cuore arrivato da Bolzano
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la sequenza temporale delle operazioni in sala operatoria.
Secondo Nas e Procura, il cuore malato del bambino sarebbe stato rimosso prima dell’arrivo dell’équipe proveniente da Bolzano con l’organo destinato al trapianto.
Gli investigatori sostengono inoltre che l’intervento sarebbe iniziato prima dell’apertura del contenitore refrigerato che trasportava il cuore del donatore.
Proprio la ricostruzione degli orari rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’indagine.
Tra gli elementi indicati nell’ordinanza figurano l’avvio della circolazione extracorporea alle 14.02 e il successivo clampaggio aortico alle 14.18. La comunicazione dell’arrivo imminente dell’équipe proveniente da Bolzano sarebbe invece delle 14.20, secondo quanto ricostruito dagli accertamenti.
Le pressioni sul personale e il rapporto con la famiglia
Nelle 74 pagine del provvedimento vengono inoltre riportati episodi che riguarderebbero presunte pressioni esercitate su alcuni operatori sanitari che avevano annotato gli orari effettivi delle procedure.
Il gip sottolinea anche un altro aspetto ritenuto particolarmente rilevante: quello dell’informazione fornita ai genitori del piccolo.
Secondo il giudice, Oppido e Bergonzoni avrebbero avuto il dovere professionale ed etico di comunicare alla famiglia tutti gli elementi relativi al fallimento dell’intervento.
Per il magistrato, il mancato chiarimento avrebbe compromesso il rapporto fiduciario che deve esistere tra medico e paziente.
La posizione della dottoressa Bergonzoni
Nell’ordinanza vengono formulate valutazioni specifiche anche sul ruolo della dottoressa Emma Bergonzoni.
Secondo il gip, la professionista avrebbe condiviso le decisioni assunte durante l’intervento e successivamente nella fase di compilazione del referto.
Il giudice evidenzia inoltre il tentativo di sostenere una determinata ricostruzione dei fatti anche nei mesi successivi, elemento che ha contribuito alla decisione di applicare la misura interdittiva.
L’inchiesta per omicidio colposo
Parallelamente prosegue l’indagine per omicidio colposo in concorso, che coinvolge anche altri cinque medici.
Gli inquirenti stanno cercando di accertare se vi siano state responsabilità legate al coordinamento tra l’équipe medica arrivata da Bolzano e quella operante a Napoli.
Per la famiglia del piccolo, rappresentata dall’avvocato Sergio Petruzzi, il provvedimento del gip costituisce un passaggio importante nell’accertamento delle responsabilità.
Di diverso avviso la difesa del dottor Oppido. Gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge hanno già annunciato la presentazione di un’impugnazione, contestando la ricostruzione contenuta nell’ordinanza.
L’inchiesta resta dunque aperta e nelle prossime settimane potrebbero emergere ulteriori elementi su uno dei casi che più hanno colpito l’opinione pubblica negli ultimi mesi.

