Alex SchwazerAlex Schwazer

«Sono innocente, ma questa volta non mi difenderò più»

Sono innocente, ma questa volta non mi difenderò più». È una frase che pesa come un macigno quella pronunciata da Alex Schwazer, tornato al centro della cronaca sportiva dopo la positività all’eritropoietina riscontrata in un controllo antidoping effettuato in Germania, al termine della maratona di marcia disputata il 26 aprile a Kelsterbach, nei pressi di Francoforte.

L’ex campione olimpico della 50 chilometri di marcia a Pechino 2008 ha convocato una conferenza stampa in videocollegamento poche ore dopo aver ricevuto la comunicazione ufficiale della positività. Pur ribadendo la propria innocenza, ha annunciato che non affronterà un nuovo lungo percorso giudiziario, segnando quello che potrebbe essere l’ultimo capitolo della vicenda più tormentata dello sport italiano.

«Non ho più le forze, la mia vita oggi è un’altra»

Il passaggio più significativo dell’intervento non riguarda tanto il controllo antidoping quanto la scelta personale maturata dal marciatore altoatesino.

«Non ho la forza e l’energia per farlo», ha spiegato. «Se penso a tutte le battaglie dopo Rio, ai ricorsi e ai controricorsi, non ce la faccio più. Ho 41 anni, una bellissima famiglia e un lavoro che mi dà tanto e che non ha nulla a che fare con lo sport».

Parole che segnano una netta discontinuità rispetto al passato. Negli ultimi dieci anni Schwazer aveva sempre combattuto ogni procedimento, sostenendo di essere vittima di un complotto e portando avanti una lunga battaglia giudiziaria insieme ai suoi legali e al tecnico Sandro Donati.

Questa volta, invece, la decisione è diversa.

L’unica richiesta: le controanalisi sul campione conservato

Schwazer non esclude completamente ogni iniziativa, ma pone una sola condizione.

«Chiederemo le controanalisi soltanto se verrà analizzato anche il residuo di urina che Sandro Donati ha conservato. Se questo verrà rifiutato, rinunceremo perfino alle controanalisi».

Una dichiarazione che fotografa la totale sfiducia dell’atleta nei confronti del sistema antidoping internazionale.

«Possono fare quello che vogliono, tanto lo fanno comunque. Io posso anche farne a meno», ha aggiunto, ribadendo di sentirsi «un innocente molto fortunato nella vita» nonostante quanto accaduto.

La terza positività che può cambiare tutto

La nuova positività riguarda la gara disputata il 26 aprile ai Campionati tedeschi Open di marcia.

Schwazer aveva stupito gli addetti ai lavori con uno straordinario 3h01’55”, nuovo record italiano sulla distanza e una delle migliori prestazioni mondiali dell’anno.

Poche settimane dopo è arrivata però la comunicazione della positività all’Epo, la stessa sostanza che il marciatore aveva ammesso di aver assunto nel 2012, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra.

Se l’accusa dovesse essere confermata, per Schwazer si tratterebbe della terza violazione antidoping della carriera, una circostanza rarissima nello sport internazionale e che potrebbe aprire la strada alla radiazione definitiva dalle competizioni.

La vicenda sarà esaminata dalle autorità sportive e giudiziarie tedesche, per poi avere inevitabili riflessi anche in Italia.

Una carriera divisa tra trionfi e battaglie

La storia sportiva di Alex Schwazer è una delle più controverse degli ultimi vent’anni.

Dall’oro olimpico conquistato a Pechino 2008 fino alla confessione del doping nel 2012, passando per la seconda positività del 2016, arrivata alla vigilia dei Giochi di Rio, il marciatore ha vissuto una lunga stagione di processi sportivi e giudiziari.

Nel 2021 il giudice del Tribunale di Bolzano aveva assolto Schwazer nell’ambito del procedimento penale italiano, contestando duramente l’operato delle autorità antidoping internazionali. Quella decisione aveva alimentato la convinzione dell’atleta di essere stato vittima di una manipolazione, tesi sempre sostenuta insieme al suo storico allenatore Sandro Donati.

Negli ultimi anni Schwazer aveva ricostruito la propria vita lontano dai riflettori. Era entrato nello staff atletico dell’FC Südtirol, lavorava nel settore della riabilitazione motoria a Merano e continuava ad allenarsi con l’obiettivo di dimostrare di poter essere ancora competitivo nella nuova maratona di marcia.

Il campione olimpico aveva partecipato anche al Grande Fratello Vip, raccontando la sua storia a un pubblico molto più ampio di quello sportivo. Nella casa più spiata degli itlaiani aveva continuato ad allenarsi inseguendo il sogno di tornare alle Olimpiadi di Parigi 2024, obiettivo poi sfumato

«Prendo atto che nello sport non ci posso più stare»

La nuova positività arriva esattamente dieci anni dopo quella che gli costò l’esclusione dalle Olimpiadi di Rio.

Oggi, però, il tono è completamente diverso.

Non ci sono annunci di ricorsi, né promesse di nuove battaglie. C’è piuttosto la consapevolezza di chi ritiene concluso il proprio percorso nel mondo dell’atletica.

«Prendo atto che nello sport non ci posso più stare», ha detto con amarezza.

Spetterà ora agli organi competenti stabilire se la positività sarà confermata e quali conseguenze comporterà. Ma una cosa appare già evidente: al di là dell’esito delle controanalisi, Alex Schwazer ha fatto capire che la battaglia che lo ha accompagnato per oltre un decennio, almeno da parte sua, è arrivata al capolinea.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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