Il ragazzo di Predaia (Trento) aveva quattro anni quando un formaggio a latte crudo contaminato gli provocò una gravissima infezione da Escherichia coli
La storia di Mattia Maestri si è conclusa con l’epilogo che la sua famiglia aveva cercato di allontanare per nove lunghi anni. Il ragazzo, oggi 13enne, è morto dopo aver trascorso quasi tutta la sua vita in stato vegetativo irreversibile, conseguenza di una gravissima infezione contratta quando aveva soltanto quattro anni. La vicenda, che ha profondamente segnato il Trentino e l’intero Paese, è diventata negli anni uno dei casi simbolo della battaglia sulla sicurezza alimentare e sull’informazione riguardante i prodotti realizzati con latte crudo.
Ad annunciare la scomparsa è stato il padre, Giovanni Battista Maestri, con un breve e commosso messaggio nel quale ha voluto ringraziare tutte le persone che, in questi anni, sono rimaste vicine alla famiglia: un saluto che chiude una delle pagine più dolorose della cronaca italiana degli ultimi anni.
La tragedia iniziata quando Mattia aveva solo quattro anni
Era il 2017 quando la vita della famiglia Maestri cambiò improvvisamente. Dopo aver consumato un formaggio a latte crudo contaminato, il piccolo Mattia sviluppò una grave infezione provocata dal batterio Escherichia coli produttore di Shiga tossina (STEC).
L’infezione degenerò rapidamente nella sindrome emolitico-uremica (SEU), una delle complicanze più gravi associate a questo tipo di batterio, capace di provocare danni ai reni e al sistema nervoso centrale.
Nonostante il lungo ricovero ospedaliero e tutti i tentativi messi in atto dai medici, le conseguenze furono devastanti. Il bambino riportò gravissimi danni neurologici irreversibili, entrando in uno stato vegetativo dal quale non si sarebbe più ripreso.
Da quel momento la sua vita è stata scandita da cure continue, assistenza specialistica e un sostegno quotidiano garantito soprattutto dai genitori.
Nove anni di cure e una battaglia portata avanti dal padre
Accanto al dolore personale, Giovanni Battista Maestri ha scelto di trasformare quella tragedia in un impegno pubblico affinché quanto accaduto a suo figlio non si ripetesse ad altri bambini.
Negli anni ha promosso incontri, iniziative di sensibilizzazione e una lunga battaglia istituzionale per chiedere una maggiore informazione sui rischi legati al consumo dei formaggi prodotti con latte non pastorizzato, soprattutto per i minori.
Il suo percorso è passato anche attraverso i tribunali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni gravissime nei confronti dell’ex presidente e del casaro del caseificio trentino dove era stato acquistato il formaggio risultato contaminato.
Dopo quella sentenza il padre di Mattia spiegò che il suo obiettivo non era la vendetta, ma impedire che altre famiglie vivessero un dramma simile.
Negli ultimi mesi aveva raccontato come il figlio fosse sottoposto ogni giorno a terapie altamente complesse e assumesse 47 farmaci quotidianamente, un’assistenza continua che ha accompagnato Mattia fino agli ultimi giorni della sua vita.
Dalle linee guida del Ministero alla proposta di legge ancora ferma
Il caso di Mattia ha avuto effetti anche sul piano normativo.
Nel 2025 il Ministero della Salute ha pubblicato nuove linee guida nazionali sulla somministrazione dei formaggi a latte crudo ai bambini, con indicazioni specifiche rivolte alle famiglie e agli operatori del settore.
Parallelamente, alla Camera è stata presentata una proposta di legge che punta a rendere obbligatorie informazioni più evidenti sulle confezioni dei formaggi a latte crudo freschi o stagionati meno di sessanta giorni, evidenziando i possibili rischi per i bambini sotto i dieci anni.
Proprio dopo la morte del ragazzo sono arrivate nuove richieste affinché l’iter parlamentare venga accelerato e la normativa possa essere approvata nel più breve tempo possibile.
Il cordoglio delle istituzioni e il ricordo di una famiglia che non si è mai arresa
La scomparsa di Mattia Maestri ha suscitato profonda commozione.
Numerosi i messaggi di vicinanza arrivati alla famiglia da rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha espresso il cordoglio dell’intera comunità trentina, ricordando la straordinaria forza dimostrata dai genitori durante questi lunghi anni di sofferenza.
Messaggi sono arrivati anche da esponenti di maggioranza e opposizione, che hanno ribadito l’importanza di continuare il percorso di prevenzione e informazione sulla sicurezza alimentare.
L’impegno della famiglia è proseguito fino agli ultimi mesi anche attraverso il libro “La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato”, presentato al Senato come ulteriore strumento di sensibilizzazione.
Con la morte di Mattia si chiude una vicenda che ha profondamente segnato il dibattito nazionale sulla tutela della salute dei bambini. Resta il messaggio lasciato dalla sua famiglia: trasformare un dolore immenso in una maggiore consapevolezza, affinché tragedie simili possano essere evitate in futur

