La madre 32enne uccisa dal marito per non aver voluto vendere la propria quota di un terreno al maritoLa madre 32enne uccisa dal marito per non aver voluto vendere la propria quota di un terreno al marito

Rampur, Nasreen si era rifiutata di vendere la quota di proprietà ricevuta dai genitori.

Una disputa per un terreno ereditato dai genitori si è trasformata in una tragedia. Nasreen, 32 anni, è morta dopo essere stata sottoposta a violenze e a presunte scariche elettriche, secondo quanto riferito dalla polizia indiana, che ha arrestato il marito Israr, conosciuto anche con il nome di Guddu.

La vicenda è avvenuta nella zona di Rampur, nello stato dell’Uttar Pradesh, dopo una lite che sarebbe scoppiata nella notte del 14 agosto. Secondo la ricostruzione investigativa, la donna si sarebbe rifiutata ancora una volta di vendere la propria quota di un terreno ricevuto in eredità dai genitori. Una decisione che, stando alla denuncia presentata dalla famiglia, avrebbe alimentato per mesi le pressioni del marito e dei suoi familiari.

La notizia è stata riportata dalla stampa indiana e confermata dalle autorità locali. L’autopsia, secondo quanto dichiarato dalla polizia, avrebbe accertato una morte compatibile con la folgorazione, mentre sul corpo sarebbero state riscontrate diverse ustioni, in più punti, comprese le parti intime.

Il rifiuto di vendere il terreno e le pressioni della famiglia

Nasreen aveva sposato Israr nel 2013 e dalla loro unione erano nati cinque figli. Il terreno sarebbe stato ereditato dalla donna insieme alle sorelle: secondo la denuncia, il padre aveva diviso la proprietà in parti uguali tra le figlie.

Nasreen, però, non avrebbe voluto vendere la propria quota. Il motivo sarebbe stato legato soprattutto al futuro dei suoi cinque figli: la donna avrebbe preferito conservare il terreno anziché trasformarlo in denaro e consegnarlo alla famiglia del marito.

Proprio su questa decisione, secondo la denuncia presentata dalla zia, si sarebbero concentrate per mesi le pressioni dei parenti del marito. La donna sarebbe stata più volte maltrattata, picchiata e allontanata dalla casa durante le discussioni sulla proprietà.

La situazione avrebbe raggiunto un livello tale da spingere la zia di Nasreen e alcuni anziani del villaggio a chiedere a Israr di costruire o affittare un’abitazione separata, lontana dalla famiglia d’origine.

La notte della lite e le accuse contro il marito

Secondo la ricostruzione fornita agli investigatori, la situazione sarebbe precipitata nella notte del 14 agosto.

Nasreen sarebbe stata aggredita e, secondo l’accusa, sottoposta a scariche elettriche. La polizia sostiene che il filo sotto tensione sarebbe stato utilizzato anche sulle parti intime della donna.

Si tratta di accuse estremamente gravi, che dovranno essere accertate nel corso dell’inchiesta e del successivo procedimento giudiziario. A conferire ulteriore peso alla ricostruzione investigativa ci sono però, secondo la polizia, i risultati dell’autopsia: il corpo presentava ustioni riconducibili a scariche elettriche in sei diverse parti.

Israr, arrestato dagli agenti, avrebbe inoltre ammesso agli investigatori di aver agito perché irritato dal rifiuto della moglie di vendere il terreno ereditato.

Il marito arrestato, indagati anche i familiari

La denuncia presentata dalla zia di Nasreen non riguarda soltanto il marito. Nel procedimento sono stati indicati anche il suocero Hanif, le cognate Babbo e Rafat, i cognati Noor Alam e Istekar e la nipote Ishak.

Le accuse comprendono, secondo quanto riferito dalla polizia, ipotesi di omicidio, maltrattamenti nei confronti di una donna da parte del marito o dei suoceri, associazione a delinquere e concorso nel reato.

La polizia ha fatto sapere che Israr è stato arrestato mentre proseguono gli accertamenti sulla posizione degli altri familiari indicati nella denuncia. La responsabilità penale dei singoli indagati dovrà naturalmente essere stabilita dall’autorità giudiziaria.

Una vicenda che riaccende il tema della violenza domestica

La morte di Nasreen ha provocato una forte reazione anche sui social, dove il caso è stato accompagnato da richieste di giustizia. In alcuni commenti la vicenda è stata trasformata in uno scontro tra appartenenze religiose, mentre altri hanno richiamato problemi di ordine sociale e politico.

Una lettura che rischia però di oscurare un elemento centrale della vicenda: la violenza contro una donna all’interno della famiglia e le pressioni legate al controllo di una proprietà.

La storia di Nasreen, se le accuse saranno confermate, mette in evidenza una dinamica che va oltre il singolo caso giudiziario: una donna che avrebbe cercato di conservare una parte dell’eredità ricevuta dai genitori per garantire un futuro ai propri figli e che, secondo la denuncia, avrebbe subito per questo pressioni e violenze sempre più gravi.

Ora saranno gli investigatori e la magistratura indiana a ricostruire con precisione cosa sia accaduto quella notte e quale sia stato il ruolo delle persone coinvolte. Per i cinque figli di Nasreen, intanto, resta la perdita della madre e una vicenda familiare che dovrà essere chiarita fino in fondo.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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