351 Bratan rimpatriato per il video sulla Milano Meda351 Bratan rimpatriato per il video sulla Milano Meda

Il volo per la Moldavia e quello che è rimasto in Italia

Un figlio di appena nove mesi, la moglie, una casa con il mutuo e un lavoro da corriere. È la vita che Nicolae Novacenco, 31 anni, conosciuto come 351 Bratan, ha lasciato in Italia dopo essere stato rimpatriato in Moldavia.

È questo il dettaglio che ora porta la vicenda della Milano-Meda su un terreno diverso da quello delle immagini del videoclip. Il trapper è già stato espulso, ma il suo avvocato Matteo Politano ha annunciato un ricorso d’urgenza al Tar Lombardia contro il provvedimento e contro la valutazione di pericolosità sociale.

La storia, quindi, potrebbe non essere affatto conclusa con il volo partito da Malpensa.

351 Bratan era in Italia dal 2009

Secondo quanto riferito dal difensore, Novacenco vive in Italia dal 2009 e disponeva di un permesso di soggiorno di lungo periodo.

La difesa contesta proprio il modo in cui sarebbe stata valutata la sua posizione personale. Il 31enne, sostiene Politano, non viveva soltanto della propria attività musicale: lavorava come corriere dalla mattina alla sera e cercava di ritagliarsi spazio nel mondo della musica.

Nel Paese, inoltre, sono rimasti la moglie e un bambino di nove mesi, oltre a una casa acquistata con un mutuo.

Sono elementi che il legale intende portare davanti al giudice amministrativo per contestare la decisione adottata nei confronti del suo assistito.

«Una bravata»: cosa contesta l’avvocato

La difesa non mette in discussione che sulla Milano-Meda ci sia stato il blocco della circolazione durante le riprese del videoclip, ma contesta la ricostruzione delle dimensioni dell’episodio.

Secondo Politano, infatti, il blocco sarebbe durato 6-7 minuti al massimo.

Il legale definisce la vicenda una «bravata» e sostiene che la risposta dello Stato sia stata sproporzionata rispetto a quanto accaduto. A suo giudizio, inoltre, il caso avrebbe assunto una dimensione «più politica che giudiziaria».

Una posizione che si contrappone a quella del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, secondo cui Novacenco sarebbe stato identificato come il motociclista alla guida del gruppo che aveva paralizzato la circolazione e messo in pericolo gli automobilisti.

I due precedenti indicati dalla difesa

C’è poi un altro punto destinato a essere discusso davanti al Tar.

Politano sostiene che la valutazione di pericolosità sociale sarebbe stata fondata anche su due precedenti: uno relativo al porto di un manganello telescopico e uno al possesso di sostanze stupefacenti di lieve entità.

A questi elementi si aggiunge il procedimento relativo al blocco della Milano-Meda, che, secondo il legale, è ancora in fase di indagine.

La difesa sostiene quindi che il quadro complessivo sia stato valutato in maniera non corretta e che non siano stati adeguatamente considerati la permanenza ultradecennale in Italia e i legami familiari del 31enne.

Dalla Milano-Meda al rimpatrio in nove giorni

Il provvedimento è arrivato in tempi rapidissimi.

L’episodio sulla Milano-Meda risale al 18 settembre. Il 27 settembre, appena nove giorni dopo, 351 Bratan è stato rimpatriato in Moldavia. La vicenda era partita dalle riprese di un videoclip effettuate durante l’ora di punta nella zona di Affori.

Le immagini del video, nelle quali comparivano anche altri protagonisti – come il rapper Omar Ramo – della scena musicale, mostravano motociclisti sulla carreggiata e una lunga coda di automobili. Le Volanti della Questura erano arrivate intorno alle 19:40, quando il gruppo si era già allontanato.

Gli accertamenti hanno poi consentito agli investigatori di identificare Novacenco anche attraverso il materiale pubblicato online.

Piantedosi e Molteni: «Nessuna tolleranza»

Il ministro Piantedosi ha spiegato che il permesso di soggiorno è stato revocato in considerazione della valutazione di pericolosità sociale e che il 31enne è stato imbarcato sul primo volo diretto in Moldavia.

Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha invece parlato di una conferma della linea di fermezza dello Stato nei confronti di chi viola le regole e mette in pericolo altre persone.

Ora la prossima tappa sarà il Tar Lombardia. Ed è proprio qui che la storia potrebbe cambiare nuovamente: la difesa vuole contestare non soltanto l’espulsione, ma soprattutto la valutazione che ha portato a considerare 351 Bratan socialmente pericoloso.

Di Redazione

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