Il piccolo è morto in ospedale dopo la violenta aggressione. L’animale era stato salvato dalla strada e viveva con la famiglia da anni
Una tragedia che ha sconvolto la Thailandia e che riaccende il dibattito sui rischi legati alla detenzione di animali selvatici come animali domestici. Un bambino di appena sette anni ha perso la vita dopo essere stato aggredito da una scimmia che viveva da tempo accanto alla sua famiglia.
La vittima è Ekkarat Srichan, morto in ospedale a causa delle gravissime ferite riportate durante l’attacco avvenuto nei pressi della sua abitazione.
L’aggressione mentre giocava all’esterno
Secondo le ricostruzioni diffuse dai media locali, il bambino si trovava all’aperto quando il macaco, chiamato Choke, lo avrebbe improvvisamente assalito.
L’animale lo ha morso più volte provocandogli ferite estremamente gravi. Quando i familiari sono intervenuti per soccorrerlo, il piccolo era ancora vivo ed è stato immediatamente trasportato d’urgenza all’ospedale di Sichon.
Nonostante gli sforzi dei medici, però, le lesioni si sono rivelate incompatibili con la sopravvivenza.
Il racconto della madre: “Il morso ha colpito un punto vitale”
A raccontare il dramma è stata la madre del bambino, Daranee Srichan, che ha riferito quanto spiegato dai sanitari.
Secondo i medici, uno dei morsi avrebbe perforato un polmone raggiungendo una zona particolarmente delicata del torace. Una lesione che avrebbe compromesso in modo irreversibile le condizioni del piccolo.
La donna ha raccontato di aver inizialmente creduto che il figlio fosse stato ferito soltanto a una gamba, scoprendo soltanto in ospedale la presenza di una grave ferita alla gabbia toracica.
Dopo la tragedia ha promesso che non terrà più scimmie in casa, temendo che una situazione simile possa mettere a rischio anche l’altro figlio.
Un precedente che oggi fa discutere
Uno degli aspetti che stanno alimentando il dibattito riguarda il passato dell’animale.
Secondo quanto emerso, il macaco era stato recuperato dalla strada nel 2022 dal nonno del bambino e successivamente allevato come animale domestico.
Non sarebbe stato però il primo episodio di aggressività attribuito alla scimmia. In passato, infatti, l’animale avrebbe già ucciso un gatto nel quartiere, circostanza che oggi viene riletta alla luce della tragedia.
Lo stesso nonno, travolto dal rimorso, avrebbe ammesso di aver commesso un errore nel decidere di tenere con sé l’animale.
La fuga e la cattura del macaco
Dopo l’aggressione mortale, il macaco è riuscito ad allontanarsi facendo perdere le proprie tracce nelle aree montuose vicine.
Le autorità hanno immediatamente avviato una ricerca utilizzando anche personale specializzato e fucili con dardi tranquillanti, nel timore che l’animale potesse rappresentare un pericolo per altre persone.
La scimmia è stata successivamente rintracciata e catturata senza che si verificassero ulteriori incidenti.
Un caso che riapre il dibattito
La vicenda ha acceso nuovamente l’attenzione sulla gestione degli animali selvatici tenuti in cattività.
Secondo quanto emerso, il nonno del bambino non sarebbe stato in possesso delle autorizzazioni richieste per detenere legalmente il macaco. Una circostanza che potrebbe ora avere conseguenze anche sul piano amministrativo e giudiziario.
Al di là degli aspetti legali, resta il dramma di una famiglia distrutta dalla perdita di un bambino di sette anni. Una tragedia che ricorda come gli animali selvatici, anche quando cresciuti a stretto contatto con l’uomo, possano mantenere comportamenti imprevedibili e potenzialmente pericolosi.
Ed è proprio questo il tema che oggi torna al centro della discussione pubblica: fino a che punto è davvero possibile trasformare un animale selvatico in un animale domestico?

