Ha colpito alla testa la madre con una pistola spararachidi a Caselle TorineseHa colpito alla testa la madre con una pistola Caselle Torinese, colpisce la madre con una sparachiodi: l’audio choc che anticipa il tentato omicidio a Caselle Torinese

Il dramma nella notte: Paolo Ferri ha ferito gravemente Luciana Cat-Berro

È successo nel cuore della notte, intorno alle 3 del mattino del 24 gennaio, in un’abitazione di via Torino 90, a Caselle Torinese, dentro l’azienda agricola di famiglia. Un contesto isolato, noto in paese per l’allevamento di bovini, diventato teatro di una violenza estrema e improvvisa.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Paolo Ferri, 40 anni, avrebbe colpito più volte la madre, Luciana Cat-Berro, 65 anni, utilizzando una pistola sparachiodi, uno strumento normalmente impiegato per il bestiame. I colpi, esplosi alla testa, hanno provocato un gravissimo trauma cranico.

La donna è stata trovata in condizioni disperate. I sanitari del 118 hanno tentato manovre rianimatorie già durante il trasporto d’urgenza al San Giovanni Bosco di Torino, dove ora è ricoverata in prognosi riservata.


La telefonata al 112 dopo i colpi

A rendere la vicenda ancora più disturbante è ciò che accade subito dopo l’aggressione. È lo stesso Ferri a chiamare il 112, chiedendo aiuto e facendo scattare la macchina dei soccorsi.

Quando i carabinieri della compagnia di Venaria arrivano sul posto, il quadro appare subito chiaro: la donna è gravemente ferita, il figlio è presente in casa e non nega le proprie responsabilità. Viene fermato, portato in caserma e successivamente trasferito nel carcere di Torino con l’accusa di tentato omicidio.

Non risultano, allo stato, altre persone coinvolte. Madre e figlio vivevano da soli, una convivenza che, secondo chi li conosceva, era segnata da tensioni continue.


L’audio inviato prima dell’aggressione: ‘Ammazzo mia madre e mia sorella’

Agli atti dell’inchiesta c’è un elemento che sta orientando in modo decisivo le indagini: un messaggio vocale inviato da Ferri a un amico poche ore prima dell’aggressione.

Un audio lungo, confuso, carico di rabbia, alcol e risentimento, nel quale il 40enne preannuncia in modo esplicito l’intenzione di “ammazzare” la madre e la sorella. Parole che, lette oggi, assumono il peso di un presagio inquietante.

Nel messaggio, Ferri parla di:

  • abuso di alcol
  • consumo di droghe
  • frustrazione familiare
  • rancori sedimentati nel tempo

‘Segnato dalla morte del padre’

Un flusso verbale violento, senza filtri, che per gli investigatori rappresenta un possibile indizio di premeditazione. “Sono stanco e stufo di mia mamma e mia sorella. L’altro giorno mi sono sfogato con un’amica di mamma e lei è andata a riportargli tutto. Io ammazzo mia mamma e mia sorella, che ha messo becco in cose che non la riguardano. Ho fatto spostare la recinzione del vivaio di un metro e mi ha scassato il ca..o. Io non sono il figlio di una serva. Sono forte e tengo, ma non riesco a orientarmi. Sono stordito”. Alcuni conoscenti hanno riferito che Paolo Ferri era cambiato da quando era morto il padre e viveva quasi in uno stato di isolamento.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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