La Cassazione ha confermato l’assoluzione per un ex calciatore del Ravenna e per un commerciante
La Corte di Cassazione ha messo la parola fine a uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni: il rapporto sessuale avvenuto a Ravenna nella notte tra il 5 e il 6 ottobre 2017 non fu violenza, perché la ragazza, pur avendo bevuto alcol, era tornata consenziente.
Dichiarando inammissibile il ricorso della Procura, la Suprema Corte ha reso definitiva l’assoluzione dei due imputati, stabilendo che “il fatto non costituisce reato”. Una decisione che arriva nel momento di massima tensione politica e sociale sul tema delle violenze sessuali, mentre in Parlamento si discute il ddl anti-stupri.
Il caso: la notte, l’alcol e il video
Secondo l’accusa, la giovane – all’epoca diciottenne – sarebbe stata vittima di violenza sessuale di gruppo e di induzione, approfittando del suo stato di alterazione dopo una serata a base di vino e superalcolici in un locale del centro di Ravenna.
La ragazza era stata accompagnata in un appartamento, aiutata a riprendersi – anche con una doccia – e successivamente aveva avuto un rapporto sessuale con uno dei due uomini, mentre l’altro filmava la scena con il cellulare. Proprio quei video e i ricordi della giovane avevano inizialmente convinto due diversi Gip ravennati a disporre la custodia cautelare in carcere per i sospettati, misura poi annullata dal Tribunale della Libertà di Bologna.
I due imputati, oggi di 36 e 35 anni, entrambi di origine straniera, sono rispettivamente un ex calciatore del Ravenna, assistito dagli avvocati ravennati Francesco Papiani e Raffaella Salsano, e un commerciante d’auto usate, difeso dagli avvocati ravennati Silvia Brandolini e Carlo Benini: il primo era indicatore come chi aveva incitato l’amico riprendendo la scena con il telefonino e l’altro come chi aveva materialmente abusato della ragazza.
Le assoluzioni e le polemiche
L’8 febbraio 2022 il Tribunale di Ravenna aveva assolto entrambi gli imputati, una decisione che scatenò fortissime polemiche e proteste pubbliche, culminate in un corteo organizzato da associazioni contro la violenza di genere sotto il Palazzo di Giustizia.
La Corte d’Appello di Bologna aveva poi confermato integralmente l’assoluzione, sostenendo che la ricostruzione dell’accusa non fosse compatibile con la sequenza dei fatti.
I giudici avevano sottolineato come i testimoni presenti quella notte avessero riferito circostanze coerenti e come la ragazza, con il passare delle ore, avesse recuperato lucidità e capacità di autodeterminazione sessuale.
Perché non è stato considerato stupro
Secondo la sentenza d’appello, ripresa ora dalla Cassazione, “la dinamica degli eventi induce ragionevolmente ad escludere che gli imputati si rendessero conto” di una eventuale incapacità della ragazza di esprimere consenso.
Un elemento chiave è il fattore temporale: la giovane lasciò il locale intorno all’una di notte, mentre il rapporto filmato risale alle 4.22 del mattino. In quell’arco di tempo, gli imputati avrebbero tentato di riaccompagnarla a casa, l’avrebbero fatta dormire, aiutata a riprendersi e persino preparato il caffè.
Quanto alla posizione di chi filmò il rapporto, i giudici hanno escluso una responsabilità penale, rilevando l’assenza di una condotta compartecipativa oltre la “mera videoregistrazione”.
Il ricorso della Procura e la decisione finale
La Procura generale di Bologna aveva tentato l’ultima carta in Cassazione, sostenendo che alcuni testimoni chiave non fossero stati riascoltati e citando precedenti giurisprudenziali secondo cui un rapporto con una persona in stato di alterazione da alcol può configurare violenza sessuale.
La Suprema Corte ha però ritenuto non necessario rinnovare il dibattimento, chiudendo definitivamente il procedimento.
Una sentenza destinata a far discutere ancora a lungo, perché ribadisce un principio giuridico tanto semplice quanto scomodo nel dibattito pubblico: non ogni rapporto dopo l’assunzione di alcol è automaticamente violenza, se il consenso è accertato.

