La semilibertà e il desiderio di tornare più spesso dalla madre
Per Chico Forti si apre una nuova fase del percorso iniziato dopo il rientro in Italia. Il Tribunale di sorveglianza di Verona ha concesso la semilibertà, una decisione che gli permetterà di proseguire l’attività che già svolge fuori dal carcere e, soprattutto, di puntare a trascorrere più tempo con la madre anziana che vive a Trento.
Forti, nato nel capoluogo trentino nel 1959, è detenuto nel carcere di Montorio dal maggio 2024. Dal dicembre dello scorso anno svolge 40 ore settimanali di volontariato in un’azienda agricola veronese: esce al mattino dall’istituto penitenziario e rientra la sera.
Con la semilibertà questa attività potrà proseguire. Le modalità precise dipenderanno però dal programma che sarà stabilito dalla direzione del carcere.
La novità più importante sul piano personale riguarda proprio la madre. Forti auspica di poterla andare a trovare molto più spesso, dopo i permessi che gli erano già stati concessi per raggiungerla a Trento.
La libertà condizionale può essere il prossimo passaggio
La semilibertà non rappresenta la conclusione del percorso giudiziario. Resta infatti da definire la richiesta di libertà condizionale, presentata lo scorso anno.
L’udienza potrebbe svolgersi nei primissimi mesi del 2027. Una precedente richiesta era stata respinta nel settembre 2025.
Nei mesi precedenti Forti aveva già ottenuto altri passi nel percorso carcerario: dal febbraio 2025 poteva usufruire di permessi per visitare la madre a Trento, mentre nel giugno dello stesso anno aveva ottenuto il permesso di frequentare le aule studio del carcere.
La prima richiesta di liberazione condizionale era stata invece rigettata dal Tribunale di Sorveglianza anche perché, secondo quanto riportato nella fonte, non erano emersi «sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima né per i propri familiari». Il tribunale aveva inoltre sottolineato il mancato risarcimento del danno, anche solo parziale.
La condanna negli Stati Uniti e la vicenda giudiziaria
Forti lasciò il Trentino nel 1992, dopo una grossa vincita al quiz Telemike, per trasferirsi in Florida e lavorare come produttore televisivo.
Nel 1998 fu arrestato per l’omicidio di Anthony “Dale” Pike, ucciso a Miami con un colpo d’arma da fuoco alla testa. Pike era arrivato nella città della Florida per discutere una proposta di accordo tra Forti e il padre Tony Pike, che aveva accettato di vendergli un resort a Ibiza.
Secondo l’accusa, Tony Pike soffriva di demenza e Forti avrebbe cercato di raggirarlo. Forti ha sempre respinto l’accusa di aver ucciso Dale Pike: aveva ammesso di averlo prelevato all’aeroporto, sostenendo però di averlo poi lasciato in un ristorante.
Nel 2000 fu condannato all’ergastolo senza condizionale negli Stati Uniti e ha sempre sostenuto la propria innocenza.
Il caso ha diviso per anni l’opinione pubblica italiana tra innocentisti e colpevolisti. Della sua innocenza è convinto anche Bradley Pike, fratello di Dale, che lo scorso maggio ha incontrato Forti nell’ambito del programma di giustizia riparativa. Al primo incontro, durato quattro ore, ne è seguito un secondo pochi giorni dopo.
Il ritorno in Italia e il ringraziamento a Giorgia Meloni
Forti è tornato in Italia nel maggio 2024 con un aereo messo a disposizione dal governo, atterrato a Pratica di Mare, dove ad attenderlo c’era la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
In quell’occasione la premier aveva parlato di «un risultato frutto dell’impegno diplomatico di questo governo» e della collaborazione con lo Stato della Florida e con il governo degli Stati Uniti.
La senatrice Michaela Biancofiore ha accolto con gioia la decisione del Tribunale di sorveglianza di Verona, definendola «una bellissima notizia» per Forti, la sua famiglia e il Trentino.
Biancofiore ha inoltre ringraziato nuovamente Meloni per il ruolo avuto nel rientro di Forti in Italia e per avergli consentito di riabbracciare la madre.
Il fascicolo aperto a Verona e la richiesta di archiviazione
Nel corso della detenzione italiana, la Procura di Verona aveva inoltre aperto un fascicolo dopo le dichiarazioni di un detenuto condannato per reati legati alla ‘ndrangheta.
L’uomo aveva riferito di aver ascoltato una conversazione nella quale Forti avrebbe chiesto di riferire alla criminalità calabrese di «mettere a tacere» Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria.
Secondo il materiale fornito, le indagini si sono concluse con una richiesta di archiviazione.
Ora, per Chico Forti, il passaggio più immediato è la semilibertà. Poi lo sguardo è già rivolto alla prossima decisione: la libertà condizionale, attesa per i primi mesi del 2027.

