Caso Garlasco: perché le nuove indagini rischiano di riaprire il processo Stasi
A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la storia giudiziaria del delitto di Garlasco resta in bilico nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi. La Procura di Pavia, che da quasi un anno ha riaperto le indagini puntando su Andrea Sempio, potrebbe offrire alla difesa del fidanzato della vittima l’occasione per chiedere la revisione della condanna definitiva a 16 anni. Un’ipotesi che la famiglia della vittima intende contrastare con decisione, rafforzando l’impianto probatorio che ha portato alla condanna irrevocabile dell’ex fidanzato.
Le nuove consulenze informatiche: “Una certezza sul movente”
Gli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno commissionato nuove consulenze tecniche per “fare chiarezza sulle false notizie” circolate negli ultimi mesi. Al centro dell’approfondimento c’è il computer di Alberto Stasi, già oggetto di accertamenti durante il processo, ma ora analizzato con software di nuova generazione.
Secondo i consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, l’analisi della copia forense del pc avrebbe permesso di acquisire un dato definito “di assoluta certezza”: la sera del 12 agosto 2007, mentre Stasi si allontanava da casa per circa dieci minuti, Chiara Poggi accedette a una cartella contenente migliaia di file pornografici, catalogati per genere e denominata “militare”.
I file pornografici e il possibile movente del delitto
I file analizzati sarebbero stati circa settemila, già noti agli inquirenti all’epoca ma mai cristallizzati con un livello di certezza tecnica paragonabile a quello attuale. La consulenza sostiene che Chiara non solo aprì la cartella principale, ma cliccò anche su una “nuova cartella” e su un file di anteprima delle immagini. Un elemento che, per la parte civile, rafforza l’ipotesi del movente e chiarisce un dubbio rimasto irrisolto per anni.
Per questo i legali chiederanno ai pm di Pavia di promuovere un incidente probatorio, affidando le stesse analisi a un perito terzo, così da cristallizzare definitivamente il dato come prova.
Il timore della revisione e l’attacco alle “riabilitazioni improprie”
Secondo la famiglia Poggi, l’apertura di una nuova indagine su Andrea Sempio rischia di diventare “funzionale a una richiesta di revisione della condanna irrevocabile” di Stasi. Una strategia che, denunciano gli avvocati, avrebbe come effetto collaterale quello di “mettere alla gogna la famiglia della vittima” e di tentare una riabilitazione dell’assassino, ignorando le prove già raccolte e confermate dalla Cassazione.
Dalla cannuccia dell’Estathè al no della Cassazione sui dispositivi di Venditti
Tra gli elementi più recenti figura anche il profilo genetico rintracciato sulla cannuccia dell’Estathè trovata nella spazzatura, attribuito ad Alberto Stasi dopo il maxi incidente probatorio chiuso a dicembre. Un ulteriore tassello che la famiglia Poggi considera decisivo.
Parallelamente, sul filone bresciano che coinvolge l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari, la Cassazione ha confermato il no al sequestro dei suoi dispositivi elettronici. I giudici hanno ritenuto troppo generico il perimetro delle ricerche, sia per parole chiave sia per arco temporale.
Una battaglia giudiziaria ancora aperta
I legali della famiglia Poggi ribadiscono che continueranno “ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile” per una ricostruzione sempre più dettagliata dei fatti. Per loro, la verità giudiziaria sul delitto di Garlasco non è in discussione. Ma la riapertura delle indagini dimostra che, a quasi vent’anni dall’omicidio, il caso resta uno dei più delicati e divisivi della cronaca nera italiana.

