Abanoub Youssef non ce l'ha fattaAbanoub Youssef non ce l'ha fatta

Abanoub Youssef morto dopo l’operazione: troppo gravi le ferite

“Volevo ucciderlo”. È morto nella serata di oggi il diciannovenne italiano, Zaki Roushdi Safwat Abanoub Youssef, di origine egiziana, accoltellato questa mattina, 16 gennaio, da un coetaneo, , all’interno dell’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia. A confermare il decesso è stata l’Asl 5 spezzina.

Nel pomeriggio il giovane era stato sottoposto a un intervento chirurgico salvavita e trasferito in rianimazione. Aveva superato un primo, delicatissimo step clinico che aveva fatto sperare in un esito positivo. Ma le ferite si sono rivelate troppo gravi: la lama aveva colpito fegato, diaframma e polmone, provocando un’emorragia devastante. Dopo ore di lotta, il cuore del ragazzo ha cessato di battere nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea.


L’aggressione davanti ai compagni durante la lezione

L’accoltellamento è avvenuto in aula, durante l’orario di lezione, davanti agli occhi degli altri studenti. Secondo le prime ricostruzioni della polizia, alla base del gesto ci sarebbe stato un diverbio per motivi sentimentali, una ragazza contesa.

Testimoni parlano di minacce precedenti, culminate nel gesto estremo. L’aggressore avrebbe colpito il compagno al costato sinistro, senza lasciargli scampo. Il sangue, il panico, le urla: una scena che ha segnato per sempre i presenti.


Chi è l’aggressore: studente marocchino, coltello portato da casa

Ad accoltellare il giovane è stato un coetaneo di origine marocchina, incensurato in Italia con permesso di soggiorno, maggiorenne, frequentatore dello stesso istituto. Il ragazzo è stato immediatamente bloccato e arrestato dalla polizia di Stato, intervenuta all’interno della scuola.

Elemento centrale dell’indagine è l’arma: un lungo coltello da cucina, recuperato dagli agenti, che l’aggressore avrebbe portato da casa nello zaino. “Ti sistemo io”, il messaggio di minacce che avrebbe inviato prima dell’omicidio a scuola. Un dettaglio che potrebbe portare alla contestazione dell’omicidio aggravato dalla premeditazione. In queste ore il giovane è ascoltato in questura, mentre proseguono gli accertamenti e la raccolta delle testimonianze.


I soccorsi e l’agonia in ospedale

Dopo l’aggressione, il 19enne è stato soccorso dai volontari della Croce Rossa e dai sanitari del 118, quindi trasportato d’urgenza in codice rosso al pronto soccorso. Le condizioni sono apparse subito disperate: una copiosa perdita di sangue, la milza gravemente lesionata, l’arresto cardiaco.

I medici erano riusciti temporaneamente a rianimarlo, ma la situazione è precipitata nel corso delle ore successive.


Reazioni politiche e una città sotto choc

La tragedia ha scosso profondamente La Spezia e l’intero Paese. Il vicepremier Matteo Salvini è intervenuto sui social parlando di “tolleranza zero” e annunciando l’intenzione di lavorare a misure più restrittive contro chi porta armi.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha definito l’accaduto “di una gravità assoluta”, ribadendo che “la scuola deve essere il luogo del rispetto e del dialogo”.

Resta una certezza: un ragazzo è morto tra i banchi di scuola, per un motivo banale e feroce. E una comunità intera dovrà fare i conti con una ferita che va ben oltre un’aula scolastica.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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