La Corte d’Assise di Pesaro ha condannato all’ergastolo il 54enne
Dopo quasi un anno dal femminicidio che aveva sconvolto la comunità di Colli al Metauro, è arrivata la sentenza. La Corte d’Assise di Pesaro ha condannato all’ergastolo Ezio Di Levrano, 54 anni, reo confesso dell’omicidio della moglie Ana Cristina Duarte Correia, la 38enne uccisa nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2024 nella loro abitazione di Saltara.
La decisione è maturata dopo circa quattro ore di camera di consiglio. I giudici hanno riconosciuto una serie di aggravanti che hanno portato alla pena massima prevista dall’ordinamento.
Le aggravanti riconosciute dai giudici
Nel pronunciamento della Corte sono state riconosciute le aggravanti della crudeltà, dei futili motivi, dei maltrattamenti e del vincolo familiare.
Secondo l’accusa, il delitto sarebbe maturato al termine di un lungo periodo di violenze e vessazioni subite dalla donna. La 38enne venne colpita con otto coltellate all’interno dell’abitazione familiare.
I giudici non hanno invece riconosciuto la premeditazione, elemento contestato durante il processo.

Il delitto nella casa di famiglia
La tragedia si consumò nell’abitazione di Saltara, nel territorio di Colli al Metauro, in provincia di Pesaro Urbino.
Al momento dell’omicidio in casa si trovavano anche i tre figli della coppia, un dettaglio che ha reso ancora più drammatico il quadro ricostruito nel corso del processo.
L’uomo aveva ammesso le proprie responsabilità, ma la Corte ha ritenuto pienamente provata la gravità delle accuse formulate dalla Procura.
Risarcimenti per i figli e la madre della vittima
Oltre alla condanna all’ergastolo, i giudici hanno disposto importanti provvisionali a favore dei familiari della vittima.
La Corte ha stabilito un risarcimento immediato di 100 mila euro per ciascuno dei tre figli, oggi rappresentati da una tutrice legale.
Prevista inoltre una provvisionale di 50 mila euro per la madre di Ana Cristina Duarte.
Un altro passaggio rilevante della sentenza riguarda la decadenza dalla responsabilità genitoriale per Di Levrano.
La difesa annuncia l’appello
L’avvocato difensore Salvatore Asole ha già annunciato l’intenzione di impugnare la decisione.
Il legale ha spiegato che valuterà nel dettaglio le motivazioni della sentenza non appena saranno depositate, per poi presentare ricorso davanti alla Corte d’Appello.
Per la giustizia di primo grado, però, il quadro accusatorio è apparso sufficientemente grave da giustificare la massima pena, chiudendo uno dei casi di femminicidio che più hanno colpito le Marche negli ultimi mesi.

