Decisivi il tentativo di salvare gli amici dopo lo schianto e l’assenza di precedenti
Non resterà in carcere Gabriele Popovici, il 18enne accusato di omicidio stradale plurimo aggravato per il tragico incidente costato la vita a Lorenzo Benin, Riccardo Provasi e Camilla Copparoni. Il giudice per le indagini preliminari di Milano ha infatti deciso di sostituire la custodia nel carcere di San Vittore con gli arresti domiciliari, da eseguire con il braccialetto elettronico.
Una decisione che arriva dopo l’interrogatorio di garanzia, durante il quale il giovane ha scelto di non rispondere alle domande del gip, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee nelle quali ha chiesto scusa ai familiari delle vittime e ai suoi amici.
La Procura chiedeva il carcere
Il pubblico ministero Rosario Ferracane aveva chiesto che il giovane rimanesse detenuto, ritenendo sussistenti sia il pericolo di reiterazione del reato sia quello di inquinamento probatorio.
Il gip ha riconosciuto entrambe le esigenze cautelari, ma ha ritenuto che potessero essere fronteggiate con una misura meno afflittiva, disponendo così i domiciliari.
A pesare nella decisione sono stati diversi elementi: la giovane età dell’indagato, l’assenza di precedenti penali, il regolare percorso scolastico e lavorativo documentato dalla difesa e soprattutto quanto accaduto subito dopo l’incidente.
Le testimonianze: «Gli dicevamo di rallentare»
Nell’ordinanza trovano spazio anche le drammatiche testimonianze degli amici sopravvissuti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Popovici avrebbe improvvisamente accelerato, nonostante le proteste di chi viaggiava con lui.
Uno dei ragazzi ha raccontato che tutti gli avevano chiesto di rallentare, arrivando anche a minacciare di scendere dall’auto se avesse continuato a guidare in quel modo.
«Ad un certo punto ha deciso di accelerare. Gli abbiamo detto tutti di rallentare, altrimenti saremmo scesi. Non abbiamo fatto nemmeno in tempo a finire la frase che l’auto è finita nel canale», è il racconto riportato negli atti.
Il giudice sottolinea infatti una condotta definita “particolarmente spregiudicata”: il giovane guidava con un tasso alcolemico di 1,61 grammi per litro, trasportando nove persone a bordo dell’Audi – tre sedute davanti e sei dietro – lungo una strada dissestata e già nota per la sua pericolosità.
Il tentativo di salvare Camilla ha inciso sulla decisione
Se da una parte il gip evidenzia la gravità della condotta alla guida, dall’altra richiama anche ciò che sarebbe avvenuto subito dopo lo schianto.
Una volta riuscito a raggiungere la riva del canale Villoresi, a Senago, Popovici sarebbe tornato in acqua per cercare di salvare gli amici rimasti intrappolati nell’abitacolo.
In particolare avrebbe tentato di riportare in superficie Camilla Copparoni, provando anche a rianimarla. Un comportamento che il giudice definisce rilevante nella valutazione complessiva della misura cautelare.
L’inchiesta prosegue
Il 18enne resta indagato per omicidio stradale plurimo aggravato e per le lesioni riportate dagli altri giovani rimasti feriti.
Nel frattempo la difesa ha depositato documentazione relativa a un altro grave incidente avvenuto nello stesso tratto di strada nel 2015, sostenendo che quella curva presenti criticità già note.
Le indagini dei carabinieri proseguono per ricostruire con precisione ogni fase della tragedia che ha sconvolto il Milanese e chiarire definitivamente tutte le responsabilità.

