La vicepresidente del Consiglio comunale di Torino racconta una serata difficile in città: “Decine di tavoli liberi”
Una serata a Orvieto con il compagno e le due figlie si è trasformata in un caso politico e social. A raccontarlo è Ludovica Cioria, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino ed esponente del Pd, che ha affidato ai social il racconto di una serie di rifiuti ricevuti da alcuni ristoranti della città umbra.
Secondo la consigliera torinese, tra le 19 e le 19.30 lei, il compagno Davide e le due bambine avrebbero cercato un posto per cenare, ricevendo però un rifiuto da tre ristoranti. La sua versione ha suscitato numerose reazioni online, ma ha provocato anche la risposta della sindaca di Orvieto Roberta Tardani, che ha contestato soprattutto la generalizzazione contenuta nel racconto.
Al centro della discussione è finito anche un particolare che ha fatto discutere: secondo Cioria, in uno dei locali la sua famiglia sarebbe stata sistemata in un tavolo da due, mentre accanto avrebbe visto una coppia con un tavolo analogo e una sedia aggiuntiva per il cane.
“Tre ristoranti ci hanno rifiutato”
Cioria ha raccontato di essersi trovata a Orvieto insieme al compagno e alle figlie in una fascia oraria nella quale, a suo dire, diversi locali apparivano ancora lontani dall’essere pieni.
«Tre ristoranti hanno rifiutato di far sedere a mangiare me, Davide e le bambine», ha scritto, sottolineando la presenza di decine di tavoli liberi. Il racconto prosegue con il quarto tentativo, che avrebbe avuto un esito diverso ma comunque insoddisfacente.
Secondo la consigliera, infatti, in quel ristorante la famiglia sarebbe stata fatta accomodare in quattro su un tavolo destinato a due persone. La situazione sarebbe risultata ancora più curiosa perché, sempre secondo il suo racconto, al tavolo accanto una coppia avrebbe avuto una sedia in più per il proprio cane.
Da qui la reazione molto critica della vicepresidente del Consiglio comunale torinese, che ha collegato l’episodio a un problema più generale riguardante il turismo e l’accessibilità delle città d’arte.
“I bambini sono un problema perché consumano troppo poco”
Nel suo intervento social Cioria ha allargato il discorso ben oltre la propria esperienza personale, sostenendo che episodi di questo tipo rappresenterebbero il sintomo di un modo di vivere il turismo sempre più condizionato dalle logiche commerciali.
Il riferimento più duro riguarda proprio i bambini. La consigliera ha sostenuto che si starebbe creando un mondo nel quale “i bambini sono un problema perché consumano troppo poco”, mentre un cane può trovare spazio in un ristorante.
Cioria ha però precisato che, dal suo punto di vista, il problema non sarebbe il cane. La questione, secondo la sua analisi, sarebbe invece quella dell’overtourism, che renderebbe alcune città sempre più difficili da vivere e frequentare.
Il post ha raccolto numerosi messaggi di sostegno e anche testimonianze di persone che hanno raccontato esperienze considerate simili in altre località italiane.
La consigliera: “Non volevo creare una gogna”
Di fronte alle domande degli utenti, Cioria ha anche precisato di non voler trasformare il proprio racconto in una denuncia contro singoli ristoratori.
A chi ipotizzava che il problema potesse essere semplicemente l’assenza di una prenotazione, la vicepresidente del Consiglio comunale di Torino ha risposto spiegando che nessuno dei locali, a suo dire, avrebbe specificato di essere al completo o di accettare clienti soltanto su prenotazione.
Ha inoltre respinto l’idea che si trattasse di locali “adults only”, spiegando che, secondo quanto da lei osservato, gli addetti si sarebbero consultati internamente prima di decidere se far accomodare la famiglia.
«Non mi piace creare gogne mediatiche a gratis, non mi sarei mai permessa», ha chiarito.
La precisazione è arrivata mentre il caso iniziava a produrre reazioni politiche, oltre che sui social.
La sindaca di Orvieto: “Una gogna mediatica ingiustificata”
La replica più netta è arrivata dalla sindaca Roberta Tardani, che ha difeso l’immagine della città e il lavoro degli operatori della ristorazione.
La prima cittadina si è detta «francamente sorpresa» dalle parole della vicepresidente del Consiglio comunale di Torino e ha sottolineato di non aver ricevuto in precedenza segnalazioni analoghe.
Secondo Tardani, l’episodio, per come è stato raccontato, si baserebbe su “supposizioni” che non possono essere trasformate in un giudizio complessivo sulla città.
«Non si può trasformare un racconto personale in una sentenza su Orvieto e soprattutto sui suoi ristoratori», ha affermato la sindaca, parlando di una “vera e propria gogna mediatica” nei confronti di un’intera città e di una categoria che lavora quotidianamente nell’accoglienza.
Tardani ha ricordato inoltre che Orvieto viene considerata una destinazione particolarmente accogliente e che nel 2025 Booking.com l’aveva inserita tra le dieci città più accoglienti del mondo.
Prenotazioni, turismo e il confronto politico
La sindaca ha introdotto anche un altro elemento nella discussione: durante i periodi di maggiore affluenza, ha spiegato, è normale che i ristoranti possano essere al completo, soprattutto quando non è stata effettuata una prenotazione.
Tardani ha inoltre respinto il riferimento all’overtourism. A suo giudizio, Orvieto sta registrando una crescita turistica importante ma sostenibile, cercando di mantenere un equilibrio tra residenti, visitatori e attività economiche.
Nel frattempo, sui social è intervenuto anche Vittorio Bertola, ex consigliere comunale torinese del Movimento 5 Stelle, con una critica particolarmente dura nei confronti di Cioria. Bertola ha collegato l’episodio alla sua esperienza politica a Torino e ha ironizzato sulle presunte esigenze delle famiglie con bambini nei ristoranti.
Il confronto, dunque, è ormai andato oltre la semplice cena di una famiglia in vacanza. Da una parte c’è il racconto di Ludovica Cioria, che denuncia una situazione vissuta come ostile nei confronti dei bambini; dall’altra la sindaca di Orvieto difende la città e chiede di non trasformare un’esperienza individuale in un giudizio generale.
E proprio questa contrapposizione ha trasformato una serata iniziata alla ricerca di un ristorante in una discussione molto più ampia su famiglie, accoglienza, turismo e rapporto tra social e città d’arte.

