Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta presentata dalla difesa del gioielliere condannato per l’omicidio di due rapinatori
Non è soltanto un no alla richiesta di uscire dal carcere in attesa della decisione sulla grazia. Nell’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Torino c’è un passaggio che fotografa la complessità della vicenda di Mario Roggero e spiega perché i giudici abbiano scelto di non intervenire: da una parte la legittima difesa è stata definitivamente esclusa, dall’altra viene riconosciuto che una persona vittima di un’aggressione può reagire sotto l’effetto di uno shock emotivo, senza che la sua condotta possa essere valutata «con la precisione del bilancino da farmacista».
Il gioielliere cuneese di 72 anni, condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla gioielleria di famiglia di Grinzane Cavour, resta quindi in carcere. Il Tribunale ha infatti rigettato l’istanza presentata dall’avvocato Stefano Marcolini, che chiedeva in via principale il differimento dell’esecuzione della pena in attesa della decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla domanda di grazia e, in subordine, la detenzione domiciliare.
La Procura generale aveva espresso parere negativo.
Roggero resta in carcere: perché i giudici hanno respinto il differimento
Secondo il Tribunale di sorveglianza di Torino, il differimento della pena collegato a una domanda di grazia rappresenta una possibilità residuale, sostenuta da pochissimi precedenti giurisprudenziali.
Per concederlo, spiegano i giudici, dovrebbe emergere un fumus boni iuris, cioè una parvenza di buon diritto, talmente evidente da rendere giustificabile un intervento della magistratura di sorveglianza in una materia che appartiene alla prerogativa esclusiva del Capo dello Stato.
Nel caso di Roggero, questa condizione non è stata ritenuta sussistente.
L’ordinanza, però, non liquida la vicenda in maniera netta. I giudici sottolineano infatti quanto il caso continui a essere profondamente divisivo nell’opinione pubblica. La sentenza definitiva ha escluso la legittima difesa, ma questo, secondo il ragionamento riportato nell’ordinanza, non significa che la reazione di una persona aggredita possa essere valutata ignorando la componente emotiva.
È proprio qui che compare il passaggio più significativo: lo shock provocato dall’aggressione può condizionare la condotta della vittima, anche se questo elemento non è sufficiente, da solo, a giustificare il differimento della pena.
Le ragioni a favore e quelle contrarie restano dunque entrambe presenti. E proprio questa contrapposizione, secondo il Tribunale, impedisce ai giudici di sorveglianza di anticipare una decisione che spetta al presidente della Repubblica.
La grazia di Mattarella e il possibile effetto paradossale sul carcere
C’è poi un altro elemento dell’ordinanza particolarmente rilevante e meno immediato.
Il Tribunale osserva che un eventuale differimento della pena potrebbe persino risultare sfavorevole a Roggero qualora il Capo dello Stato decidesse successivamente di concedere una grazia soltanto parziale.
Il periodo di pena sospeso con il differimento, infatti, non verrebbe scontato. Questo potrebbe ritardare il raggiungimento dei requisiti temporali necessari per accedere ai successivi benefici penitenziari.
È anche per questo che i giudici hanno scelto di non intervenire preventivamente, lasciando a Sergio Mattarella la valutazione sull’eventuale modifica della situazione attuale, che potrebbe essere totale, parziale o condizionata.
La vicenda resta quindi affidata al percorso della domanda di grazia, mentre Roggero continua a scontare la condanna in carcere.
Salvini: «Mi dispiace sinceramente che sia ancora in carcere»
La decisione del Tribunale di sorveglianza di Torino ha provocato anche nuove reazioni politiche.
Matteo Salvini ha espresso il proprio dispiacere per il mancato differimento della pena, sostenendo che non ritiene sussistano «né pericolo di fuga né di reiterazione del reato». Il vicepremier ha aggiunto di auspicare che Roggero possa tornare «dai suoi figli e dai suoi nipoti, al suo lavoro e al suo negozio il prima possibile».
Salvini ha inoltre annunciato che a Pontida sarà allestito un gazebo per la raccolta di fondi destinati a sostenere le spese legali del gioielliere.
Sulla stessa linea il senatore piemontese della Lega Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della commissione Attività produttive di Palazzo Madama, che ha parlato di «rammarico» per la decisione del Tribunale, ribadendo al contempo il rispetto per il lavoro della magistratura.
Bergesio ha ricordato che Roggero era stato vittima della rapina e ha espresso vicinanza alla sua famiglia. Il senatore ha quindi confermato l’impegno della Lega sul caso, citando anche l’appuntamento del 16 settembre davanti al Tribunale di sorveglianza di Milano e la raccolta fondi annunciata a Pontida.

