Incendio in un complesso operaio a sud di Santiago: vittime tra i 5 e i 15 anni
Una tragedia devastante ha colpito la comunità boliviana in Cile. Quattro bambine, di 5, 8, 13 e 15 anni, hanno perso la vita in un incendio scoppiato all’alba del 1° gennaio in un complesso di abitazioni operaie a Melipilla, località a sud-ovest di Santiago del Cile. La notizia, riportata dai principali media boliviani e cileni, ha scosso l’opinione pubblica per la dinamica dell’accaduto e per il dramma umano che emerge dalle testimonianze.
Secondo una prima ricostruzione dei Carabineros cileni, il rogo sarebbe stato causato da un guasto all’impianto elettrico, sviluppatosi intorno alle 5 del mattino nel passaggio di Santa Teresa. Le fiamme si sono propagate rapidamente dopo l’esplosione di una bombola di gas, coinvolgendo almeno tre abitazioni costruite con materiali leggeri, tipici dei complessi operai della zona.
Le vittime e i feriti: una famiglia distrutta
Le quattro bambine erano figlie di Lidia Zepita Condocota, 36 anni, cittadina boliviana residente in Cile. La donna è rimasta gravemente ferita, con ustioni, ed è stata sottoposta a cure mediche immediate. Nel complesso abitavano quattro famiglie boliviane, segno di una comunità migrante compatta, oggi profondamente segnata dalla tragedia.
Coinvolte nell’incendio anche Maribel Linez Llaveta, un’altra donna boliviana, e la sua figlia neonata, entrambe assistite d’urgenza dai soccorritori. Il bilancio umano, però, resta drammatico: quattro vite spezzate in pochi minuti, senza possibilità di fuga.
La testimonianza della madre: “Il fuoco era già all’ingresso”
Il racconto di Lidia Zepita è uno dei più strazianti. In un’intervista rilasciata a Teletrece Tarde, la donna ha spiegato di essersi svegliata quando l’incendio era già fuori controllo.
«Quando mi sono svegliata, il fuoco era alla porta. Le mie figlie non volevano uscire dalla stanza, si sono congelate, sono rimaste lì», ha raccontato tra le lacrime.
«Sono uscita, poi sono tornata indietro. Volevo provare a tirarle fuori, ma il fuoco era troppo forte. Non ci riuscivo più».
Parole che restituiscono tutta la disperazione di una madre impotente di fronte a una tragedia improvvisa e violentissima.
La vita in Cile e il dolore senza confini
In un’altra intervista, rilasciata a Meganoticias.cl, Lidia ha spiegato di essere arrivata in Cile per sfuggire ai debiti contratti in Bolivia e per curarsi da una malattia.
«Sono venuta in questo Paese per andare avanti, per curarmi. Sono riusciti a operarmi e poi sono rimasta qui con le mie figlie», ha raccontato.
Ora, però, il suo appello è disperato:
«Ho perso le mie quattro figlie. Sono completamente distrutta, non ho più forze. Voglio portare le mie figlie fuori da questo Paese. Devo seppellirle nella mia terra».
La reazione delle autorità boliviane
Il ministero degli Esteri della Bolivia ha espresso “profondo cordoglio” per la morte delle quattro bambine e ha annunciato l’attivazione dei protocolli di assistenza e protezione consolare per sostenere i familiari e gli altri connazionali colpiti dalla tragedia.
Le autorità cilene, intanto, proseguono le indagini per chiarire nel dettaglio le cause dell’incendio e verificare eventuali responsabilità legate alle condizioni degli impianti e alla sicurezza delle abitazioni.
Una tragedia che interroga sicurezza e marginalità
L’incendio di Melipilla riporta al centro il tema della sicurezza abitativa nelle zone occupate da famiglie migranti e lavoratori precari, spesso costrette a vivere in strutture vulnerabili, dove un guasto elettrico può trasformarsi in una condanna a morte.
Quattro bambine hanno perso la vita mentre dormivano. Una madre è sopravvissuta per raccontarlo. E il dolore, oggi, attraversa due Paesi.

