Camera ardente in Campidoglio, da Meloni a Schlein il cordoglio bipartisan per una figura centrale della sinistra riformista
Si è spenta all’età di 76 anni Valeria Fedeli, ex ministra dell’Istruzione, sindacalista storica e figura di riferimento del femminismo italiano. Originaria di Treviglio, nonostante una vita trascorsa tra Milano e Roma, aveva sempre mantenuto un legame profondo con la sua terra d’origine, che amava definire “un territorio operoso e attivo”.
La camera ardente sarà allestita domani, giovedì 15 gennaio, presso il Campidoglio, nella Sala della Protomoteca (ingresso scalinata del Vignola). L’apertura al pubblico è prevista dalle 10 alle 18, mentre alle 12.30 si terrà un momento di commemorazione ufficiale.
Dalla Bassa bergamasca al cuore delle istituzioni
Nata a Treviglio il 27 luglio 1949, Valeria Fedeli si trasferì a Milano a soli 17 anni per proseguire gli studi, dopo aver frequentato il liceo Capitanio di Bergamo. Fin dagli anni giovanili mostrò una spiccata sensibilità sociale che avrebbe segnato tutta la sua vita pubblica.
Per 34 anni è stata dirigente della CGIL, occupandosi di sanità, pubblico impiego e tessile, prima di diventare presidente nazionale di Federconsumatori. Il suo ingresso nelle istituzioni avviene partendo dal basso: dal Consiglio dei delegati del Comune di Milano, in rappresentanza delle insegnanti della scuola materna.
Il percorso politico e il ruolo al Senato
Nel 2013 viene eletta senatrice con il Partito Democratico, nel collegio della Toscana, diventando vicepresidente del Senato con funzioni vicarie. Successivamente, dal 2016 al 2018, ricopre l’incarico di ministra dell’Istruzione, distinguendosi per uno stile diretto e per una costante attenzione ai temi della scuola pubblica e dell’inclusione.
Il suo mandato non fu privo di polemiche, ma venne riconosciuto anche dagli avversari politici per il dialogo istituzionale mantenuto su temi sensibili come la libertà educativa.
Femminismo, diritti e battaglie culturali
Fedeli si è sempre definita una femminista convinta. Sul proprio sito scriveva:
“In tutti i ruoli sindacali ricoperti ho sempre avuto come riferimento prioritario le battaglie per i diritti, le libertà e l’autonomia delle donne”.
È stata tra le fondatrici del movimento “Se non ora quando?”, partecipando all’organizzazione della storica manifestazione del 13 febbraio 2011 a Milano e Roma, dopo lo scandalo Rubygate. Posizioni che le hanno attirato critiche dai movimenti “pro life”, ma che hanno consolidato il suo ruolo di figura centrale nel dibattito pubblico sui diritti di genere.
Il cordoglio bipartisan della politica
Numerosi i messaggi di cordoglio dal mondo istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto:
“Ha sempre vissuto con convinzione e passione il suo impegno in politica, nella scuola e nel sindacato”.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di “una perdita enorme per tutta la comunità democratica”, ricordando l’impegno instancabile di Fedeli per l’eguaglianza, la dignità del lavoro e la parità di genere.
Anche associazioni tradizionalmente critiche verso le sue posizioni, come Pro Vita & Famiglia, hanno espresso cordoglio riconoscendone l’onestà intellettuale e il dialogo istituzionale mantenuto durante il suo mandato ministeriale.
Un’eredità che va oltre le divisioni
Valeria Fedeli lascia un’eredità complessa ma solida: quella di una donna che ha attraversato sindacato, istituzioni e politica senza mai rinunciare alla propria identità. Una figura che ha saputo dividere, ma anche farsi rispettare, e che continuerà a essere citata nel dibattito pubblico italiano.

