L’odissea dell’attore Francesco Chiantese
Da due mesi non può lavorare, non può salire sul palco e non riesce nemmeno a ottenere l’esame che potrebbe chiarire cosa gli sta succedendo. Non perché manchi una prescrizione medica, ma perché nessuno riesce a indicargli una risonanza magnetica compatibile con la sua corporatura.
È l’odissea di Francesco Chiantese, 47 anni, attore senese, che convive con una misteriosa emiparesi facciale. I medici sospettano una paralisi di Bell, una condizione che spesso regredisce spontaneamente, ma dopo due mesi senza alcun miglioramento vogliono escludere patologie più serie, come una lesione del nervo facciale o un tumore.
Il problema, però, arriva prima della diagnosi.
«Peso 183 chili, ma il vero ostacolo sono le spalle»
Francesco pesa 183 chili e ha una corporatura molto robusta. Non è tanto il peso quanto le dimensioni del torace e delle spalle a impedirgli di entrare nei macchinari disponibili.
«Non è normale che debba essere io a cercare una risonanza», racconta.
Da settimane telefona personalmente agli ospedali della Toscana, reparto dopo reparto, per chiedere informazioni sulle caratteristiche tecniche delle apparecchiature.
«Il Cup non sa dirmi dove ci sia una macchina adatta. Così mi sono ritrovato a fare un lavoro che dovrebbe fare il sistema sanitario».
Secondo l’attore, sarebbe sufficiente creare un registro delle apparecchiature, indicando peso massimo supportato e dimensioni dell’anello, così da indirizzare subito il paziente verso la struttura più adatta.
La delusione in ospedale: «Ero già sul lettino»
Dopo numerose telefonate sembrava aver trovato la soluzione all’ospedale Campostaggia di Poggibonsi.
Il lettino era in grado di sostenere il suo peso e Francesco era già pronto per iniziare l’esame.
«Avevo già la cannula al braccio quando il lettino ha iniziato a entrare nel macchinario. È bastato pochi secondi per capire che le mie spalle non passavano».
L’anello della risonanza aveva un’apertura di circa 220 centimetri, mentre l’ingombro delle sue spalle arrivava a circa 225 centimetri.
Una prova terminata ancora prima di iniziare.
«Io ho un rapporto sereno con il mio corpo, ma tante persone vivrebbero un’esperienza del genere come una vera umiliazione».
«Temono qualcosa di più grave e il tempo passa»
L’attore spiega di non essere preoccupato soltanto per l’impossibilità di lavorare.
Il problema principale è che la diagnosi resta sospesa.
«I medici hanno ipotizzato una paralisi di Bell, che normalmente migliora entro i primi mesi. Nel mio caso, però, non è successo e ora vogliono escludere patologie più serie, come un tumore o una lesione del nervo».
Nel frattempo continua a sottoporsi a numerosi accertamenti, ma la risonanza resta l’esame fondamentale.
L’ultima possibilità potrebbe essere una struttura privata di Pistoia, dove esisterebbe un macchinario più adatto. Il costo dell’esame, però, si aggira intorno ai 270 euro e anche in quel caso non esiste la certezza assoluta che riesca a entrare nel tunnel.
L’appello alla Regione: «Serve una mappa delle macchine»
Francesco ha scritto anche alla Regione Toscana, proponendo una soluzione che ritiene semplice.
«Basterebbe creare una mappatura delle risonanze magnetiche, indicando quali possono accogliere pazienti bariatrici».
Oggi, infatti, il Cup non filtra le prestazioni in base alle caratteristiche dei macchinari e il catalogo regionale non prevede informazioni specifiche per pazienti con obesità grave.
«Qualcuno mi ha detto che quelle informazioni esistono già. Il problema è che nessuno le mette davvero a disposizione».
«Io posso spostarmi, ma chi non può?»
La storia di Francesco Chiantese sta facendo il giro dei social e, proprio grazie alla sua diffusione, stanno arrivando segnalazioni anche da altre regioni.
L’attore si dice disposto a spostarsi anche fuori dalla Toscana pur di ottenere l’esame.
Ma il suo pensiero va soprattutto a chi vive situazioni ancora più difficili.
«Io posso prendere l’auto e andare ovunque. Ma chi è solo? Chi non può permetterselo? Chi ha condizioni fisiche peggiori delle mie?».
Da due mesi la sua vita è praticamente ferma. Il teatro è in pausa, il lavoro è sospeso e le giornate scorrono tra telefonate, appuntamenti e nuove ricerche.
«Per fortuna ho le spalle larghe, in tutti i sensi», dice con un sorriso amaro. Una battuta che non nasconde la frustrazione di chi, prima ancora di combattere una malattia, si trova costretto a lottare per poter accedere a un esame diagnostico che dovrebbe essere garantito a tutti.

