Da sinistra Sara Di Vita, , Antonella Di Ielsi e Gianni Di VitaDa sinistra Sara Di Vita, , Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita

L’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi

Sono due le ipotesi principali sulle quali si sta concentrando l’inchiesta che dovrà chiarire la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, originarie di Pietracatella e decedute a Campobasso tra il 27 e il 28 dicembre, a poche ore di distanza l’una dall’altra, dopo una lunga e drammatica agonia. A spiegarlo è il medico legale Marco Di Paolo, consulente della famiglia, che in attesa degli esiti delle analisi tossicologiche e microbiologiche invita alla prudenza, ma circoscrive con chiarezza il perimetro degli accertamenti.

Le due ipotesi principali sulla causa della morte

Secondo l’esperto, le morti potrebbero essere state causate dall’ingestione involontaria di una sostanza tossica oppure dall’azione di una tossina prodotta da batteri patogeni. Vengono invece escluse due delle ipotesi più temute nelle prime ore: l’epatite fulminante e il botulismo, che non trovano riscontro negli elementi emersi finora.

«Al momento possiamo parlare solo in termini generici di una tossinfezione alimentare», chiarisce Di Paolo. L’autopsia, spiega, ha restituito un dato netto: madre e figlia erano persone sane, senza patologie pregresse significative. Il decesso è sopraggiunto in tempi diversi, ma dopo un evento compatibile con qualcosa di ingerito, la cui natura non è ancora stata identificata. «Allo stato attuale – precisa – non è possibile stabilire quale alimento o quale sostanza abbia provocato l’intossicazione».

I nodi ancora aperti: analisi e documenti clinici

L’indagine resta però ancora parziale. Il consulente della famiglia sottolinea infatti di non aver avuto accesso alla documentazione clinica, al momento secretata e nelle mani dei consulenti della Procura. Un vuoto informativo che pesa, perché alcuni elementi potrebbero rivelarsi decisivi.

In particolare, grande attenzione è rivolta agli esami effettuati su Giovanni Di Vita, marito e padre delle vittime, ricoverato e sottoposto ad accertamenti all’Istituto Spallanzani di Roma. «Quegli esami potrebbero dirci molto – osserva Di Paolo – ma siamo ancora in attesa dei risultati». Allo stesso modo, restano da acquisire i referti dell’ospedale Cardarelli, dove madre e figlia si erano recate due volte prima di essere dimesse e rimandate a casa.

Il sintomo chiave: vomito incontrollabile e danno multiorgano

Ancora da chiarire anche quali siano gli istituti e i laboratori incaricati delle analisi tossicologiche e microbiologiche, chiamate a individuare l’eventuale presenza di veleni o tossine batteriche. «Probabilmente – aggiunge il medico legale – dopo le festività avremo un quadro più completo».

Un dato, però, appare ormai certo ed è il più inquietante: la sofferenza patita dalle due vittime nelle ore precedenti la morte. «Madre e figlia – conclude Di Paolo – hanno avuto un vomito incoercibile, fino a 30 episodi in una sola notte. Una condizione estrema che ha provocato una grave disidratazione e, di conseguenza, un danno multiorgano».

È su questa sequenza drammatica che ora si concentra l’inchiesta, nel tentativo di capire cosa abbia scatenato una crisi così violenta e perché non sia stato possibile evitarne l’esito fatale.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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