Autopsia: morte causata da pugni e calci
La morte di Giacomo Bongiorni, 47 anni, è stata causata dalle gravi lesioni riportate durante il pestaggio.
È quanto emerge dai primi risultati dell’autopsia eseguita dal professor Francesco Ventura: una emorragia cerebrale molto estesa, compatibile sia con i colpi ricevuti sia con la caduta sull’asfalto.
Resta da chiarire un punto decisivo per l’inchiesta:
quale sia stato il colpo fatale o se la morte sia il risultato dell’azione combinata degli aggressori.
“Ha dato lui la testata”: la versione del 19enne Eduard Carutasu
Parallelamente agli esiti medico-legali, emergono le dichiarazioni degli indagati.
Secondo quanto riferito dal difensore del 19enne Eduard Carutasu, il giovane ha sostenuto davanti al gip che la situazione era inizialmente rientrata.
Poi, però, Bongiorni sarebbe tornato indietro e
“ha assestato una testata a uno dei ragazzi”.
Da quel momento, secondo questa versione, sarebbe nata la colluttazione tra i gruppi.
“È stata una rissa”: la linea della difesa
La difesa insiste su un punto:
“parliamo di una rissa, con gruppi contrapposti”.
Secondo il legale, non ci sarebbe stata un’aggressione premeditata e nemmeno il lancio di bottiglie contro vetrine, come inizialmente ipotizzato.
La ricostruzione parla di un episodio nato da una situazione banale – una bottiglia caduta e poi raccolta – e degenerato solo in un secondo momento.
Il calcio alla testa: “Un gesto di rabbia, non per uccidere”
Il 19enne ammette di aver dato un calcio alla testa di Bongiorni quando era già a terra, ma lo definisce:
“un gesto per rabbia, non per uccidere”.
Secondo la difesa, si tratterebbe di un colpo “modesto”, senza efficacia causale sulla morte.
Una versione che sarà verificata anche attraverso le immagini video già acquisite dagli inquirenti.
Le altre dichiarazioni: chi nega e chi parla di reazione
Altri indagati prendono posizione.
Uno di loro sostiene di non aver mai colpito Bongiorni, dichiarandosi estraneo.
Il 17enne coinvolto afferma invece di essere stato colpito per primo e di aver reagito.
Si tratta, come sottolineano gli stessi difensori, di ricostruzioni che dovranno essere riscontrate dagli investigatori.
Le famiglie: “Si sono difesi”
Anche i familiari degli indagati intervengono, sostenendo la tesi della reazione.
“Non ho insegnato a mio figlio la violenza”, ha dichiarato il padre di uno dei ragazzi, parlando di una situazione sfuggita di mano.
Massa in silenzio: migliaia alla fiaccolata
Intanto la città si è fermata.
Migliaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata silenziosa fino a piazza Palma, luogo dell’aggressione.
Un corteo segnato dal dolore e dalla richiesta di verità e giustizia.

