Omicidio Alessandro Ambrosio: ‘Ucciso per motivi abietti’
Non è solo la brutalità dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, 34 anni, a scuotere Bologna. A indignare, ora che l’indagine entra nella fase decisiva, è la catena di segnali ignorati che precede l’arresto di Marin Jelenic, 36enne croato fermato a Desenzano del Garda con l’accusa di averlo accoltellato a morte alle spalle, in un’area riservata ai dipendenti della stazione ferroviaria. Una sequenza di precedenti, controlli, provvedimenti mai eseguiti che oggi pesano come una responsabilità collettiva.
Le aggravanti contestate e l’udienza di convalida
In vista dell’udienza di convalida del fermo, la Procura di Bologna, con il pm Michele Martorelli, contesta a Jelenic due aggravanti: l’aver agito per motivi abietti e l’aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate adiacenze di una stazione ferroviaria. Ambrosio è stato colpito intorno alle 18 di lunedì, senza possibilità di difesa, in uno spazio che dovrebbe essere riservato e sicuro per chi lavora.
Il fermo, spiegano gli inquirenti, rappresenta solo l’inizio di un’indagine che ora punta a ricostruire l’intera traiettoria del presunto responsabile.
“Non è un punto d’arrivo”: cosa stanno ricostruendo gli investigatori
«Il rintraccio non è un punto d’arrivo, ma di partenza». Con queste parole il dirigente della Squadra mobile di Bologna, Guglielmo Battisti, ha descritto lo stato dell’inchiesta. In appena ventiquattr’ore è stato raccolto un materiale che solitamente richiede mesi di lavoro. Ora l’attenzione è concentrata non solo sulla giornata dell’omicidio, ma anche su quelle precedenti e successive, per chiarire dove fosse Jelenic, con chi fosse in contatto e come si sia spostato.
Un profilo noto alle forze dell’ordine
Secondo quanto ricostruito finora, Jelenic è privo di legami stabili in Italia, non ha parenti sul territorio e vive in strada. È una figura già conosciuta alle forze dell’ordine, soprattutto per episodi legati al porto di coltelli. Nel tempo è stato più volte sanzionato per ubriachezza molesta e, nel giugno scorso, arrestato e condannato con pena sospesa per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Arrivato in Italia nel 2019, è rimasto nel Paese fino al 2023, per poi rientrare lo scorso anno. Un periodo, quello dell’assenza, che ora gli investigatori stanno cercando di ricostruire.
L’ordine di allontanamento mai eseguito
Il dettaglio che oggi suscita maggiore sconcerto riguarda un provvedimento di allontanamento dallo Stato italiano emesso il 23 dicembre dal Prefetto di Milano. Jelenic era stato trovato in possesso di un coltello da cucina e avrebbe dovuto lasciare l’Italia entro dieci giorni. Non lo ha fatto. E non risulta che qualcuno abbia vigilato sull’esecuzione di quell’ordine.
Denunce, archiviazioni e controlli ripetuti
Negli anni Jelenic è stato controllato e denunciato almeno cinque volte nel Nord Italia per il porto di armi da taglio. Alcuni procedimenti sono stati archiviati per la tenuità del fatto. A Bologna, nel giugno 2025, era stato fermato all’Happy Center di via Di Vincenzo, dove i carabinieri gli avevano sequestrato un cutter e un astuccio con 20 lame. A Milano, più recentemente, era stato trovato in un condominio con un coltello. L’unica condanna definitiva risulta a Vercelli, anche questa con pena sospesa. In tutti i casi, Jelenic è rimasto libero.
Il supermercato devastato e la denuncia mancata
Il 18 ottobre scorso, nel centro di Udine, Jelenic aveva messo a soqquadro un supermercato dopo essere stato scoperto a rubare alcune birre. La scena, ripresa dalle telecamere, è stata raccontata dal titolare, Alfredo Vasto, che lo ha riconosciuto dalle foto segnaletiche. L’uomo aveva reagito con violenza, danneggiando attrezzature e sputando a un dipendente prima di essere ammanettato. Alla richiesta di denuncia, il commerciante aveva rinunciato, convinto – gli era stato detto – che non sarebbe cambiato nulla. Dopo l’omicidio del capotreno, quella convinzione pesa come un rimorso.
La notte dopo l’omicidio
Dopo aver colpito Ambrosio, Jelenic si è allontanato da Bologna. È stato fatto scendere da un treno a Fiorenzuola perché senza biglietto, ha preso un altro convoglio ed è arrivato a Milano alle 22.40. Le telecamere lo hanno ripreso in piazza Duca d’Aosta, poi su un tram della linea 4 e infine all’ospedale Niguarda, dove ha trascorso la notte in una sala d’attesa. Solo il giorno dopo è stato fermato a Desenzano del Garda.

