Domenico Caliendo, la mamma a Verissimo: ‘Il cuore non è partito’
C’è una frase che resta sospesa nello studio di Verissimo, mentre Patrizia Mercolino ripercorre la storia di suo figlio: “Il cuore non è partito”. È lì che il dolore diventa pubblico, giudiziario, politico. È lì che la tragedia privata di Domenico Caliendo – due anni appena, una vita davanti – si trasforma in un caso che interroga la sanità, la giustizia e la coscienza collettiva.
La vicenda di Patrizia Mercolino Verissimo Domenico trapianto cuore è oggi al centro di un’inchiesta che potrebbe cambiare radicalmente l’ipotesi di reato: da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale.
Cosa è successo a Domenico dopo il trapianto di cuore?
Domenico era un bambino come tanti. Terapie, controlli programmati, ma anche corse e giochi. “Sapevamo che poteva peggiorare, ma non è mai peggiorato”, racconta la madre. A dicembre arriva la chiamata: c’è un cuore disponibile.
Una notizia che dovrebbe essere salvezza. E invece Patrizia confessa una “brutta sensazione”. Non voleva portarlo in ospedale. “Mi dicevo: dobbiamo andare, sarà la sua salvezza”. I medici la rassicurano. Lei si fida.
Dopo l’intervento, la comunicazione gelida: “Signora, il cuore non è partito. Lo attacchiamo all’ECMO e lo rimettiamo in lista”. Nessun accenno, in quel momento, a eventuali errori in sala operatoria.
Eppure, secondo quanto emerso sulla stampa – a partire da Il Mattino – ci sarebbero state gravi criticità nella gestione del trapianto, tra cui l’uso improprio di ghiaccio secco che avrebbe danneggiato l’organo.
Perché l’accusa può diventare omicidio volontario?
Accanto a Patrizia Mercolino c’è l’avvocato Francesco Petruzzi. È lui a spiegare il cuore giuridico della battaglia: il dolo eventuale.
“La colpa riguarda errori umani prima e durante il trapianto. Ma dopo? Dopo siamo nel dolo”, afferma. Secondo la difesa, per 45 giorni non sarebbero state prese in considerazione terapie alternative che avrebbero potuto rendere Domenico nuovamente trapiantabile.
Il dolo eventuale – tecnicamente – si configura quando si accetta il rischio che un evento si verifichi pur di perseguire un altro fine. In questo caso, sostiene il legale, pur di evitare conseguenze giudiziarie per eventuali lesioni colpose, si sarebbe accettato il rischio della morte del bambino.
Una tesi durissima, che sposta il baricentro dell’inchiesta dalla fatalità alla volontà indiretta.
“Guardatevi i fatti vostri”: la frase che ha cambiato tutto
Patrizia racconta di aver sentito una frase nei corridoi dell’ospedale: “Signora, guardatevi i fatti vostri”. È il momento in cui il dubbio diventa sospetto.
Scopre dettagli della vicenda dai giornali. Anche allora fatica a crederci. “Chiedevo all’avvocato se fosse sicuro che si trattasse davvero di mio figlio”.
Intanto Domenico resta attaccato all’ECMO per 60 giorni. Un tempo eccezionale. “Di solito si resta venti giorni. Lui ce l’ha fatta per sessanta”. Fino al 21 febbraio, quando il suo cuore – quello meccanico e quello simbolico – si arrende.
L’ultima illusione e la registrazione
A Patrizia viene detto fino a un giorno e mezzo prima che il figlio è ancora trapiantabile. Poi arriva un secondo cuore. Una riunione. E la doccia fredda: non è più possibile.
“Ho chiesto al dottor Oppido perché mi avesse detto il contrario. Mi ha risposto: ‘Ero preso dalla disperazione’”. La conversazione è stata registrata ed è agli atti.
Cosa farà ora Patrizia Mercolino?
“Non sono arrabbiata. Finché non ho i nomi scritti dai magistrati non voglio incolpare nessuno”. Ma vuole una condanna, chiarisce l’avvocato.
La madre non intende fermarsi. Sta lavorando alla creazione di una fondazione intitolata a Domenico Caliendo, anche per evitare truffe nate sull’onda dell’emozione. “Non accetto che si usi il dolore di una famiglia per fare soldi”.
Il suo obiettivo è uno: “Devo fare giustizia, devo fare in modo che non venga dimenticato”.
In studio, il tono resta composto. Ma la sostanza è esplosiva. Non è solo la storia di un trapianto andato male. È la storia di una madre che chiede verità, in un Paese dove la linea tra errore e responsabilità penale può diventare sottile come un battito mancato.

