Silvio BaldiniSilvio Baldini

Dopo la vittoria contro la Grecia torna d’attualità un modello che in passato ha portato gli azzurri sul tetto del mondo

La vittoria contro la Grecia firmata da Pio Esposito non può bastare per trasformare automaticamente Silvio Baldini nel prossimo commissario tecnico della Nazionale. Però quello che sembrava solo una suggestione potrebbe diventare una delle opzioni da valutare. Eppure, a pochi giorni dalle elezioni federali del 22 giugno che dovranno indicare il futuro presidente della Figc e, di conseguenza, tracciare la strada della Nazionale maggiore, una riflessione merita di essere fatta.

Perché mentre i riflettori sono puntati su Antonio Conte, Roberto Mancini e sul sogno quasi proibitivo chiamato Pep Guardiola, forse il calcio italiano rischia di trascurare una strada che in passato ha già prodotto risultati straordinari.

Le parole di Baldini che vanno oltre il risultato

Dopo il successo contro la Grecia, il tecnico toscano non ha parlato di tattica o di moduli.

Ha parlato di valori.

“Avere regole è una risorsa e non una punizione”, ha spiegato ai microfoni Rai.

Parole che sembrano semplici ma che toccano uno dei nodi centrali del calcio italiano: la difficoltà nel trasformare il talento delle Nazionali giovanili in continuità di rendimento nella selezione maggiore.

Baldini ha anche sottolineato come il lavoro federale stia producendo risultati importanti.

“La famiglia Italia lavora con principi e tra le giovanili si fa sempre bene. Il problema è il salto dall’Under 21 alla Nazionale, ma penso che questo scalino ora sia meno ripido dopo quello che abbiamo fatto vedere”, ha dichiarato.

Una frase che contiene una domanda implicita: se il lavoro delle giovanili funziona, perché non valorizzarlo fino in fondo?

Da Valcareggi a Bearzot: quando la Nazionale sceglieva uomini di casa

Nel dibattito attuale sembra quasi scontato che il commissario tecnico debba essere una figura affermata nel calcio dei club.

Eppure non è sempre stato così.

Prima dell’arrivo di Arrigo Sacchi, la Nazionale italiana è stata spesso affidata a tecnici cresciuti all’interno dell’ambiente federale o comunque legati al percorso azzurro.

Ferruccio Valcareggi guidò l’Italia al trionfo europeo del 1968 e alla finale mondiale del 1970.

Enzo Bearzot, senza essere reduce da grandi panchine internazionali, costruì il gruppo che conquistò il Mondiale del 1982.

Poi arrivò Azeglio Vicini, artefice di una delle Nazionali più apprezzate degli anni Ottanta.

E ancora Cesare Maldini, protagonista assoluto con l’Under 21 prima di essere promosso alla guida della Nazionale maggiore per il Mondiale di Francia 1998.

Tecnici che conoscevano il sistema azzurro dall’interno e che avevano seguito la crescita dei giocatori prima del salto definitivo.

La Spagna e gli esempi moderni che arrivano dall’Europa

Chi pensa che questo modello appartenga soltanto al passato dovrebbe guardare alla Spagna.

Il successo agli Europei è arrivato con Luis de la Fuente, tecnico che aveva compiuto tutta la trafila federale passando per Under 19, Under 21 e Under 23 prima di ricevere la promozione alla Nazionale maggiore.

Una scelta inizialmente accolta con scetticismo e poi rivelatasi vincente.

Anche diverse federazioni europee continuano a considerare la continuità tecnica e la conoscenza delle nuove generazioni un patrimonio da valorizzare piuttosto che un limite.

Conte, Mancini e Guardiola: i grandi nomi sul tavolo

Naturalmente Baldini oggi non è il favorito.

Le indiscrezioni continuano a indicare soprattutto Antonio Conte, profilo ideale per chi cerca una ricostruzione immediata della mentalità vincente.

Sullo sfondo resta Roberto Mancini, l’ultimo allenatore capace di regalare un trofeo all’Italia con il trionfo europeo del 2021.

Poi c’è la suggestione Guardiola, affascinante ma economicamente molto complessa.

Tre profili di altissimo livello, accomunati però da un elemento: il costo.

Una soluzione interna che meriterebbe almeno una valutazione

Attenzione: nessuno sostiene che due partite siano sufficienti per affidare la Nazionale a Baldini.

Ma ignorare completamente la sua candidatura sarebbe forse un errore altrettanto grande.

La vera questione non riguarda il nome di Baldini in sé.

Riguarda il principio.

La Figc vuole continuare a cercare all’esterno oppure intende valorizzare il patrimonio tecnico costruito all’interno delle proprie strutture?

È una domanda che il nuovo presidente federale dovrà inevitabilmente affrontare.

Il vero tema è il futuro del progetto azzurro

Al di là delle vittorie contro Lussemburgo e Grecia, Baldini ha riportato al centro del dibattito un concetto che sembrava dimenticato: la continuità tra settore giovanile e Nazionale maggiore.

La storia azzurra insegna che alcune delle pagine più belle sono state scritte proprio da tecnici cresciuti nel sistema federale.

Per questo motivo la riflessione non riguarda soltanto il prossimo commissario tecnico.

Riguarda l’identità stessa della Nazionale italiana e il modello che la Figc intende seguire nei prossimi anni.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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