Le immagini della svolta di Jessica Moretti
Il rogo del Constellation a Crans Montana entra in una nuova fase dopo oltre cento giorni. I video delle telecamere interne mostrano una verità finora rimasta nascosta: nei primi istanti dell’incendio compare chiaramente Jessica Moretti.
Le immagini non sono sempre nitide, ma ciò che accade all’inizio è decisivo. Ed è proprio lì che gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione.
La dinamica: le candele e l’inizio dell’incendio
Le registrazioni delle 14 telecamere presenti nel locale ricostruiscono i momenti iniziali della tragedia. Secondo quanto emerge, è Jessica Moretti ad accendere le candele scintillanti sulle bottiglie di champagne.
Un gesto che, in pochi minuti, avrebbe innescato il rogo. Le fiamme si propagano rapidamente fino ai pannelli fonoassorbenti, trasformando la pista in una trappola.
È questo il primo elemento chiave: l’origine dell’incendio non sarebbe casuale, ma collegata a una dinamica precisa e visibile.
Il momento più discusso: la fuga tra la folla
Subito dopo l’inizio del rogo, le immagini mostrano un altro passaggio destinato a far discutere. Jessica Moretti viene ripresa mentre si allontana rapidamente dalla zona della pista.
Corre verso le scale, attraversando una folla già in difficoltà. Secondo quanto riferito dagli avvocati delle famiglie, non ci sarebbe stato alcun allarme immediato.
Un dettaglio che pesa: quei secondi potevano fare la differenza. Ed è proprio su questo punto che si concentreranno molte delle valutazioni future.
Le vittime e i soccorsi: storie che emergono dalle immagini
Il bilancio è drammatico: 41 vittime, molti giovanissimi. Tra loro anche Trystan, 17 anni, il cui gesto emerge con chiarezza dalle registrazioni.
Il ragazzo era riuscito a uscire dal locale. Ma è tornato indietro per cercare un amico. Una decisione che gli è costata la vita.
Le immagini, visionate dagli avvocati, restituiscono frammenti di quei momenti: movimenti, confusione, fumo. E anche verità che cambiano la percezione di quanto accaduto.
Tra queste, un punto importante: la responsabilità inizialmente attribuita a una cameriera non troverebbe conferma nei video.
Il dolore dei genitori: “Non voglio vedere quei video”
Non tutte le famiglie, però, vogliono affrontare quelle immagini. Alcuni genitori hanno scelto di non guardarle.
Tra loro, il padre di Giovanni Tamburi, 16 anni, morto nel rogo. La sua posizione è netta: non ha bisogno di vedere per sapere.
Per Giuseppe Tamburi la verità non passa dalle immagini ma dal ricordo. Un ricordo fatto anche di dettagli scoperti solo dopo la tragedia: il figlio aiutava i senzatetto, portava cibo e vestiti a chi viveva in strada.
Un gesto silenzioso, emerso quasi per caso. E che oggi diventa eredità concreta: la famiglia ha deciso di finanziare un progetto abitativo per persone senza fissa dimora in suo nome.
Una scelta che sposta il dolore su un piano diverso. Più umano, meno giudiziario.
Le indagini: cosa cambia dopo i video
La diffusione delle immagini segna una svolta nell’inchiesta. Gli inquirenti svizzeri hanno previsto una visione selettiva per gli avvocati, che possono analizzare i movimenti delle singole vittime.
Questi video non chiudono il caso, ma chiariscono alcuni passaggi fondamentali.
Da una parte, l’origine dell’incendio. Dall’altra, la gestione dei primi momenti. Due elementi che avranno un peso decisivo nell’accertamento delle responsabilità.
Cosa significa questa verità
Non è la prima volta che un disastro viene ricostruito grazie a immagini video. Ma nel caso del rogo del Constellation a Crans Montana, c’è qualcosa di diverso.
Qui i video non aggiungono solo dettagli: cambiano il punto di partenza. Spostano l’attenzione sui primi secondi, quelli che spesso restano invisibili ma determinano tutto.
E soprattutto mettono in luce un aspetto che va oltre la dinamica tecnica: il comportamento umano nell’emergenza. È lì che si gioca la differenza tra fatalità e responsabilità. Ed è lì che, probabilmente, si concentrerà il giudizio più difficile.

