Due giorni dopo il primo strangolamento la 39enne aveva cercato un confronto con una delle precedenti fidanzate di Dino Keber
«Siccome vorrei capire con chi ho a che fare ti chiedo se Dino è mai stato violento con te e fino a che punto. Te lo chiedo perché sabato mi ha quasi uccisa».
Tania Terrin aveva già paura. Lo dimostra il messaggio che la 39enne aveva inviato il 20 aprile a una delle ex fidanzate di Dino Keber, l’uomo che a Ferragosto l’ha strangolata nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano, prima di togliersi la vita nella propria casa di Dolo.
Quel messaggio era arrivato appena due giorni dopo un episodio nel quale, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo le aveva stretto le mani al collo fino a farle perdere i sensi. La donna era finita in ospedale con una prognosi di due giorni e aveva poi denunciato l’ex compagno.
“Mi metteva le mani addosso”: l’avvertimento della ex
La risposta ricevuta da Tania Terrin era stata altrettanto drammatica. La precedente compagna di Keber aveva raccontato di avere subito a sua volta violenze.
«Sì, mi metteva le mani addosso», aveva scritto alla 39enne, aggiungendo un avvertimento che oggi assume un peso ancora più drammatico: «È pericoloso e c’è la concreta possibilità che l’episodio si ripeta».
Il consiglio era stato quello di rivolgersi alle autorità.
Non era, secondo la ricostruzione della ex, la prima relazione nella quale l’uomo avrebbe manifestato comportamenti violenti. La donna ha raccontato al Gazzettino di essere finita al pronto soccorso tre volte durante i sei anni trascorsi con Keber.
«L’ho denunciato soltanto una. E nemmeno volevo farlo», ha raccontato.
Dalle denunce alla tragedia di Ferragosto
La denuncia di Tania Terrin era arrivata dopo l’episodio di aprile, ma agli investigatori la donna aveva riferito anche di un precedente episodio avvenuto nel dicembre 2025, quando sarebbe stata schiaffeggiata e colpita a un orecchio, tanto da dover ricorrere alle cure del pronto soccorso.
Secondo quanto riferito dalla ex, inoltre, almeno altre donne avevano denunciato Keber nel corso degli anni, a partire dal 2002, salvo poi ritirare le querele.
Un quadro che oggi viene riletto alla luce di quanto accaduto il 15 agosto.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 43enne avrebbe raggiunto l’abitazione della ex compagna a Camponogara e l’avrebbe strangolata, uccidendola. Successivamente si sarebbe tolto la vita impiccandosi nella propria abitazione a Dolo.
“Tania si poteva salvare”
È soprattutto sulle misure adottate prima della tragedia che si concentra ora il dibattito.
La precedente compagna dell’uomo sostiene che si sarebbe dovuto intervenire con strumenti più incisivi, citando il braccialetto elettronico, il divieto di avvicinamento e l’obbligo di dimora.
La donna ha inoltre ricordato che Keber era stato ricoverato in Psichiatria circa due settimane prima della tragedia e che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe uscito dalla struttura dopo aver firmato.
«Doveva essere tenuto in Psichiatria», ha sostenuto. Poi la frase più dura: «Tania si poteva salvare, si doveva salvare».
Sono valutazioni della ex compagna e non costituiscono, allo stato, conclusioni giudiziarie sulle eventuali responsabilità nella gestione del caso.
Il Ministero valuta l’invio degli ispettori
Proprio per capire se, nella sequenza degli eventi che ha preceduto l’omicidio, qualcosa non abbia funzionato, il ministero della Giustizia sta valutando l’invio di ispettori alla Procura di Venezia.
A comunicarlo è stato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, spiegando che l’obiettivo sarebbe quello di verificare le circostanze e comprendere eventuali criticità.
Nel frattempo, la vicenda ha alimentato anche un confronto politico. M5s e Italia Viva hanno contestato quello che considerano il silenzio del governo sulla morte della 39enne, mentre l’attenzione resta concentrata soprattutto sulla ricostruzione degli episodi precedenti all’omicidio.
L’autopsia dovrà chiarire come è stata uccisa
Domani alle 15 è prevista l’autopsia sul corpo di Tania Terrin, disposta dal pm Stefano Strino nel fascicolo coordinato con l’aggiunta di Venezia Barbara Sargenti.
Un primo esame medico-legale avrebbe indicato una possibile dinamica: la donna potrebbe essere stata strangolata mentre si trovava seduta sul divano, forse aggredita alle spalle e quindi colta di sorpresa.
L’esame autoptico dovrà ora fornire ulteriori elementi sulla causa e sulle modalità del decesso.
A Camponogara, intanto, questa sera è prevista una fiaccolata in memoria di Tania. Un’iniziativa pensata non soltanto per ricordare la 39enne, ma anche per lanciare un messaggio alle donne che subiscono violenza.
Il suo ultimo avvertimento alla ex del compagno, quelle parole scritte mesi prima della tragedia, oggi restituiscono il senso di una paura che Tania aveva già messo nero su bianco: “Sabato mi ha quasi uccisa”.

