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Una bambina sospesa nel vuoto durante la festa patronale divide i social: ecco perché il rito della Madonna della Pace torna al centro del dibattito

Una bambina imbragata in sicurezza, sospesa lungo un cavo d’acciaio sopra la piazza principale e un’intera comunità con lo sguardo rivolto verso il cielo. A Giugliano in Campania torna il Volo dell’Angelo, uno dei momenti più simbolici dei festeggiamenti dedicati alla Madonna della Pace, e insieme alla tradizione riemerge anche la polemica.

A riaccendere il dibattito è stata la diffusione sui social delle immagini del rito, rilanciate dal profilo del parlamentare Francesco Borrelli, che hanno generato centinaia di reazioni e oltre un migliaio di commenti tra favorevoli e contrari. Da una parte chi ha definito il momento come “roba da medioevo”, dall’altra chi lo considera una manifestazione di identità culturale, memoria storica e devozione popolare.

Cos’è il Volo dell’Angelo e perché si svolge proprio a Giugliano

Il Volo dell’Angelo di Giugliano accompagna ogni anno i festeggiamenti della Madonna della Pace, venerata nel santuario dell’Annunziata. Il rito viene celebrato quattro volte nell’arco di una settimana: la mattina e la sera del lunedì successivo alla domenica di Pentecoste e poi ancora sette giorni dopo, negli stessi orari.

La protagonista è ogni volta una bambina diversa che, assicurata a un sistema di protezione, attraversa simbolicamente la piazza invocando la protezione della Vergine.

Non si tratta di una scelta casuale: vengono individuate quattro bambine più una riserva, attraverso un’estrazione prevista dall’organizzazione.

Per molti partecipanti il significato va oltre l’aspetto scenografico. Il volo rappresenta infatti l’omaggio dell’angelo alla Madonna e richiama, secondo la tradizione religiosa locale, il tema della Pentecoste e della discesa dello Spirito Santo.

Perché il rito ha acceso una discussione così forte

Le immagini della bambina sospesa hanno colpito utenti lontani dal contesto locale e aperto una discussione più ampia: dove finisce la tradizione e dove inizia il giudizio contemporaneo sui riti popolari?

Tra i commenti critici c’è chi ha contestato il coinvolgimento di minori in una celebrazione di questo tipo, definendola una pratica fuori dal tempo.

Di segno opposto le repliche di molti cittadini e sostenitori della manifestazione, che hanno ricordato come il Volo dell’Angelo non sia uno spettacolo improvvisato, ma una tradizione radicata nel territorio da generazioni.

Uno dei messaggi più condivisi sui social ha sottolineato come il rito rappresenti “identità collettiva, memoria storica e devozione popolare”, invitando a non liquidare con superficialità usanze che per una comunità hanno un valore culturale profondo.

Il riconoscimento della Regione e il tema della sicurezza

Un elemento che in queste ore è tornato spesso nella discussione riguarda il riconoscimento istituzionale ricevuto dalla manifestazione.

Il Volo dell’Angelo di Giugliano è stato infatti inserito alcuni anni fa nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano (IPIC).

Prima del riconoscimento, sono stati effettuati approfondimenti per verificare le condizioni di sicurezza dell’evento e il rispetto dei diritti dei minori coinvolti.

Secondo quanto previsto dall’organizzazione, il rito viene svolto con sistemi di protezione dedicati e procedure definite per consentire lo svolgimento della celebrazione.

Una polemica che racconta qualcosa di più grande

Il caso di Giugliano va oltre il singolo evento. Mostra come oggi molte tradizioni popolari storiche vengano reinterpretate attraverso la lente dei social, dove pochi secondi di video spesso sostituiscono il contesto.

Per una parte del pubblico il Volo dell’Angelo appare un’immagine difficile da comprendere. Per altri rappresenta invece ciò che molte comunità cercano ancora di conservare: un rito condiviso, un simbolo collettivo e un legame con le proprie radici.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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