Fabrizio Corona sul letto di ospedaleFabrizio Corona sul letto di ospedale

Il post condiviso su X da Fabrizio Corona

C’è sempre un copione, quando si parla di Fabrizio Corona. Anche quando il palcoscenico è un reparto di cardiologia e le luci non sono quelle dei riflettori ma quelle fredde di un monitor che scandisce battiti e pressione arteriosa.

L’ex fotografo dei vip ha pubblicato su X due immagini che lo ritraggono disteso su un letto d’ospedale, collegato ai macchinari per un elettrocardiogramma. Il volto è tirato, lo sguardo segnato. Sullo schermo si intravedono parametri pressori elevati. A corredo, una frase-manifesto: «Non mi state fermando, mi state ricreando».

Dopo giorni di silenzio, Corona torna così a occupare la scena. Fragile? Forse. Ma mai fuori personaggio.

Perché Fabrizio Corona è ricoverato in cardiologia?

Alla richiesta di chiarimenti, la risposta arriva in forma asciutta, quasi notarile: “Ricoverato in cardiologia”. Nessun bollettino medico, nessuna diagnosi ufficiale resa pubblica. Solo poche parole, a cui aggiunge la consueta stoccata: “Sono le macumbe di Signorini”.

Il riferimento è ad Alfonso Signorini, con cui lo scontro mediatico e legale è noto. Ironia, provocazione o semplice riflesso automatico di un conflitto ormai strutturale? Difficile dirlo. Di certo, anche in un contesto sanitario potenzialmente delicato, Corona mantiene il registro polemico che lo ha reso uno dei protagonisti più divisivi del panorama mediatico italiano.

Cosa c’entrano i tribunali e le Big Tech?

Il ricovero arriva in un momento già teso. L’account X è rimasto l’unico canale attraverso cui Corona può comunicare direttamente. I suoi profili sulle piattaforme Meta sono stati bloccati, in seguito a un provvedimento d’urgenza del Tribunale di Milano.

Secondo quanto ricostruito dal legale di Alfonso Signorini, Domenico Aiello, la rimozione non sarebbe casuale ma conseguenza di una strategia giudiziaria mirata. Le denunce non si sarebbero limitate alla figura di Corona, ma avrebbero coinvolto anche Google e YouTube, con l’accusa di concorso in diffamazione aggravata e ricettazione per aver consentito la diffusione di contenuti ritenuti illeciti nonostante ripetute segnalazioni.

Una pressione legale che, stando a questa ricostruzione, avrebbe indotto le piattaforme a muoversi in autotutela, anche alla luce dell’iscrizione dei manager nel registro degli indagati. Non solo scontro personale, dunque, ma un conflitto che tocca il cuore del rapporto tra libertà di espressione, responsabilità editoriale e governance delle Big Tech.

Fragilità reale o nuova narrazione?

Le immagini dall’ospedale aprono inevitabilmente interrogativi. Si tratta di un episodio clinico serio o di un controllo precauzionale? I parametri pressori elevati visibili sul monitor suggeriscono una condizione da monitorare, ma al momento non ci sono comunicazioni ufficiali su eventuali complicazioni.

Quello che è certo è che Corona, anche nel momento della possibile vulnerabilità fisica, sceglie una comunicazione assertiva, quasi epica: “Non mi state fermando, mi state ricreando”. È la retorica della resilienza, ma anche quella della trasformazione continua. Un modo per ribadire che, qualunque cosa accada — tribunali, social chiusi, ricoveri — il personaggio resta in piedi.

O meglio: resta in scena.

Nel sistema mediatico contemporaneo, la linea tra cronaca sanitaria e storytelling personale è sottilissima. Corona la percorre da anni con disinvoltura, alternando confessione e provocazione, caduta e rilancio.

Il reparto di cardiologia diventa così l’ennesimo capitolo di una saga che mescola giustizia, social network, potere e narrazione. Resta da capire se, questa volta, dietro la frase a effetto ci sia solo strategia comunicativa o un campanello d’allarme reale.

Nel frattempo, i monitor continuano a lampeggiare. E Corona, anche da un letto d’ospedale, non smette di dettare il ritmo.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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