Il ricordo del conduttore: «Un umorista eclettico, fuori da ogni regola»
«Un talento unico e irripetibile». È nelle parole di Renzo Arbore che si ritrova il senso della scomparsa di Giorgio Bracardi, morto all’età di 93 anni. Un artista capace di trasformare una voce, un urlo o una frase apparentemente senza senso in un personaggio destinato a restare nella memoria collettiva. Comico, attore, musicista e autore, Bracardi è stato uno dei protagonisti di quella stagione in cui la radio diventò un laboratorio di invenzioni, rompendo le regole della comicità tradizionale e aprendo nuove strade anche alla televisione.
Nel ricordarlo, Arbore non si limita a celebrare il collega con cui condivise alcune delle esperienze più importanti della sua carriera. Ne restituisce soprattutto il carattere artistico: «Un umorista eclettico, istintivo, improvvisatore, non catalogabile, fuori da ogni regola, ma anche un intellettuale sotto mentite spoglie». Una definizione che racconta bene la particolarità di Bracardi, capace di unire cultura e goliardia, ritmo musicale e nonsense, costruendo un repertorio che non somigliava a quello di nessun altro.
L’incontro con Arbore e la rivoluzione di Alto Gradimento
Il loro incontro avvenne attraverso la musica, prima ancora che la radio li consacrasse come protagonisti di una stagione irripetibile. «Lo vidi a un festival a Venezia: lo ascoltai a un piano bar, con i versetti e versacci che faceva come Scarpantibus, altro suo bizzarro personaggio, e lo invitai subito in studio con Marenco», ricorda Arbore.
Da quell’intuizione nacque un sodalizio destinato a lasciare il segno. Con Gianni Boncompagni e Mario Marenco, Bracardi contribuì a dare forma all’universo di Alto Gradimento, il programma radiofonico che dal 1970 cambiò il modo di fare intrattenimento. Non più soltanto battute e copioni, ma personaggi improbabili, improvvisazioni, voci deformate e situazioni surreali, capaci di sorprendere gli ascoltatori e di ribaltare le convenzioni.
Arbore insiste proprio su questa originalità: «Non abbiamo mai fatto satira dei tempi né imitazioni: la nostra caratteristica, e penso anche a Mario Marenco, era inventare personaggi di pura fantasia». Una comicità nata dalla libertà creativa e da una goliardia che, nelle parole del conduttore, era «bella e sana», legata alla capacità di «scherzare con il basso pur essendo colti».
Da Catenacci a Max Vinella: i personaggi che non sono mai scomparsi
Il repertorio di Bracardi era popolato da figure diventate proverbiali. C’era il gerarca fascista Ermanno Catenacci, il giornalista dilettante Max Vinella e Patroclo, la comparsa di Cinecittà che gridava per richiamare gli altri figuranti nelle pellicole ambientate nell’antichità. E poi Scarpantibus, con i suoi versi inconfondibili, e il professor Aurelio Ovidio Marcellini, patriota monarchico tutto d’un pezzo, legato al celebre «Chettefrega!» e al brano In Galera!.
Non erano semplici macchiette costruite per strappare una risata. Ognuno possedeva una voce, un ritmo e un mondo riconoscibili, che Bracardi sapeva far emergere anche attraverso una singola esclamazione. A questo si aggiungevano le storie bizzarre di personaggi di periferia, inventori, uomini e animali, raccontate con il tono di uno studioso di tradizioni improbabili.
«Sono rimasti tutti nella memoria di una generazione», osserva Arbore, ricordando come ancora oggi gli incontri con gli ascoltatori riportino quei personaggi al centro delle conversazioni, quasi fossero ancora in onda. A conservarne la forza contribuiscono anche gli spezzoni disponibili su YouTube, che permettono a un pubblico più giovane di scoprire un linguaggio comico nato molto prima dell’era dei social.
Da Quelli della notte alla televisione, sempre all’insegna dell’improvvisazione
Il rapporto artistico tra Arbore e Bracardi proseguì anche in televisione, con esperienze come L’altra domenica e soprattutto Quelli della notte. In quel contesto il comico continuò a dare spazio alla propria vena più istintiva, costruendo imitazioni e figure eccentriche anche sul momento.
«Giorgio faceva imitazioni di personaggi confezionati giorno dopo giorno, secondo le regole di una goliardia quasi casalinga, come quando ti diverti a casa, tutto istintivo, tutto al momento», racconta Arbore. Era un modo di intendere lo spettacolo lontano dalla comicità rigidamente preparata: la sorpresa, l’intesa tra i protagonisti e la capacità di lasciarsi guidare dall’improvvisazione diventavano parte integrante della performance.
La carriera di Bracardi non si esaurì, comunque, nell’universo arboreano. Pianista e compositore, cresciuto in una famiglia in cui la musica aveva un ruolo centrale — il padre Glauco era tenore, la madre Edvige soprano — lavorò anche al cinema, prendendo parte, tra gli altri, a Banana Joe con Bud Spencer. Fu inoltre autore di canzoni, partecipò al mondo della musica leggera e proseguì il suo percorso televisivo con esperienze come Pronto, chi gioca? e Striscia la notizia, dove interpretò nel 1995 il fittizio portavoce politico Lucio Smentisco. Nel 2008 prestò la voce a Cattivik nella serie animata ispirata al personaggio dei fumetti.
Il ricordo oltre le incomprensioni: «Non c’è un nuovo Bracardi»
Negli ultimi anni il rapporto tra Arbore e Bracardi si era raffreddato anche a causa di una controversia legale legata al riconoscimento della paternità di Alto Gradimento. Nel momento dell’addio, però, Arbore sceglie di mettere al centro il valore dell’artista e il contributo dato allo spettacolo italiano.
«È stato veramente un grandissimo comico, uno di quelli che lasciano tracce irripetibili, inimitabile: oggi non posso dire che c’è un nuovo Bracardi, come non c’è un nuovo Marenco», afferma.
È forse questa la misura più efficace della sua eredità. Bracardi non ha lasciato soltanto tormentoni da ricordare o personaggi da citare: ha contribuito a dimostrare che la comicità poteva nascere anche dall’assurdo, dalla libertà della voce e dall’invenzione di mondi senza regole apparenti. Con la sua scomparsa se ne va un protagonista di una stagione fondamentale della radio e della televisione italiane. Restano le registrazioni, le invenzioni e quelle voci inconfondibili che, a distanza di decenni, continuano a far sorridere.

