Sayf primo al televoto ma non basta
La domanda che incendia Google e i social è una sola: chi ha vinto Sanremo 2026? La 76esima edizione del Festival di Sanremo si chiude con una finale ad altissima tensione emotiva, tra musica, polemiche e momenti che resteranno nella memoria collettiva. A trionfare è Sal Da Vinci su Sayf, terzo posto per Ditonellapiaga.
Al quarto posto Arisa, Fedez e Masini chiudono la cinquina. “Dedico questa vittoria a Napoli” – ha detto tra le lacrime l’artista napoletano che rappresenterà l’Italia all’Eurovision a meno di clamorose rinunce (l’anno scorso Olly preferì lasciare quest’opportunità a Lucio Corsi).
L’artista partenopeo (22,2% contro il 21,9% con Ditonellapiaga al 20% nel voto complessivo) ha vinto per una manciata di voti con Sayf che aveva ottenuto una percentuale leggermente più alta al televoto (26% contro il 23%). Decisivi i voti di sala stampa e radio che hanno ribaltato la graduatoria.
A leggere la classifica della top5 è stato il direttore artistico Carlo Conti: in corsa per la vittoria Fedez-Masini, Arisa, Ditonellapiaga, Da Vinci e Sayf. Una cinquina che fotografa un festival trasversale, capace di mescolare pop, cantautorato e nuove sensibilità urban.
Sal Da Vinci vince il 76º Festival di #Sanremo2026 con “Per sempre si”@michaelmazzole pic.twitter.com/43F2TuFFUT
— Letizia Gentini (@gentini_le84459) March 1, 2026
Il premio della critica Mia Martini è stato assegnato a Fulminacci mentre Serena Brancale ha conquistato il premio della sala stampa Lucio Dalla. Il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo a Sanremo 2026 va al brano Male Necessario di Fedez e Marco Masini.
Premio per il miglior componimento musicale a Ditonellapiaga per il brano Che Fastidio votato dai professori dell’orchestra e intitolato a Giancarlo Bigazzi. Serena Brancale si aggiudica il ‘Premio Tim’ al 76esimo Festival della Canzone Italiana. L’artista è risultata la più votata dal pubblico tra i cantanti in gara, attraverso i social Tim e l’App My Tim.
Chi ha vinto Sanremo 2026? La top5 e la reazione dell’Ariston
La proclamazione dei finalisti non è stata indolore. Quando il nome di Serena Brancale non è comparso nella cinquina, dalla platea del Teatro Ariston sono partiti fischi sonori. Segno che il pubblico aveva un’altra idea di finale.
Sanremo è questo: una gigantesca arena emotiva dove consenso e dissenso si manifestano senza filtri. La platea è sovrana, e quando non gradisce, lo fa sapere.
La top5, però, racconta un equilibrio tra veterani e nuove leve. Fedez-Masini portano un incontro generazionale; Arisa conferma la sua identità vocale; Ditonellapiaga e Da Vinci rappresentano la contaminazione; Sayf incarna la nuova Italia musicale, multiculturale e identitaria.
Il momento più emozionante della finale: Sayf e la mamma sul palco
Se c’è un’immagine simbolo di questa finale, è quella di Sayf che scende in platea durante l’esecuzione di “Tu mi piaci tanto” per prendere per mano la madre, Samia.
L’artista italo-tunisino la conduce sul palco dell’Ariston, continuando a cantare con la mano stretta alla sua. Lei, elegantissima in un lungo abito blu, accenna un ballo, poi si lascia andare a un abbraccio lungo, commosso.
Un gesto semplice ma potentissimo: la musica come ponte tra generazioni e culture. La madre, fondamentale nel trasmettergli la passione per il canto, riceve i fiori del festival tra gli applausi.
Anche Samurai Jay replica il gesto, portando la propria madre sul palco. Lacrime, sorrisi, e una frase di Conti che sintetizza il senso della serata: “Non pianga, questa è una festa”.
Sanremo 2026 tra musica e impegno: l’intervento di Gino Cecchettin
La finale non è stata solo spettacolo. Sul palco è salito anche Gino Cecchettin, padre di Giulia, vittima di femminicidio. Il suo intervento ha segnato uno dei momenti più intensi della serata.
“Bisogna riconoscere la violenza prima”, ha detto con voce rotta. “Inizia quando scambiamo il controllo con l’amore, quando pensiamo che la gelosia sia necessaria”.
Un appello culturale prima ancora che emotivo: educare al rispetto, insegnare che un no è un no. “Stiamo facendo la guerra a un maschilismo tossico che ci sta minando la vita”, ha aggiunto.
Parole che hanno sospeso per un attimo la dimensione festosa del festival, riportando il pubblico a una realtà che non può essere ignorata.
Il grido “Pace, pace” e il contesto internazionale
Al rientro dallo spazio informativo del Tg1 sugli aggiornamenti internazionali, l’Ariston ha gridato “Pace, pace” riferendosi alla tensione nel Golfo Persico dopo l’attacco israelo-americano e la risposta iraniana.
Conti e Giorgia Cardinaletti hanno assicurato aggiornamenti nel corso della serata. Sanremo, bolla mediatica per eccellenza, non è impermeabile al mondo. Anzi: lo riflette.

