Il blitz anti terrorismo è stato realizzato dai carabinieriIl blitz anti terrorismo è stato realizzato dai carabinieri

Operazione in quattro regioni: cosa è successo davvero?

Un’operazione antiterrorismo coordinata e capillare, scattata alle prime luci dell’alba, ha attraversato Abruzzo, Umbria, Emilia-Romagna e Toscana, portando all’arresto di un minorenne e a sette perquisizioni tra adolescenti.

Al centro dell’inchiesta c’è un diciassettenne pescarese, domiciliato in provincia di Perugia, ora trasferito in un istituto penale minorile. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila su richiesta della Procura minorile.

Le accuse sono pesanti:

  • propaganda e istigazione a delinquere per odio razziale, etnico e religioso
  • detenzione di materiale con finalità di terrorismo

Ma soprattutto, secondo gli inquirenti, un progetto concreto: una strage in ambito scolastico.


Il piano: una strage ispirata a Columbine

Non solo fantasie disturbate, ma un piano dettagliato, quasi “gamificato”. Gli investigatori parlano di una ricostruzione precisa: ingresso armato, percorso interno, esecuzione dell’attacco.

L’obiettivo? Un liceo artistico di Pescara. Non la scuola frequentata dal ragazzo, ma un bersaglio simbolico.

L’ispirazione dichiarata rimanda alla strage della Columbine High School del 1999, con i responsabili elevati a modello. Nelle chat e nei materiali sequestrati, i nomi degli autori vengono definiti “eroi”.

Ancora più inquietante il dettaglio finale: il piano prevedeva il suicidio dopo l’azione.


Materiale sequestrato: manuali, armi e sostanze esplosive

Gli elementi raccolti delineano un quadro definito dagli investigatori di “elevata pericolosità”.

Nel computer e nell’abitazione del giovane sono stati trovati:

  • manuali per la fabbricazione di armi da fuoco
  • istruzioni per costruire armi con tecnologia 3D
  • documenti su sostanze chimiche e batteriologiche
  • guide per il sabotaggio di servizi pubblici essenziali

Particolarmente allarmante il possesso di informazioni sul TATP (perossido di acetone), un esplosivo tristemente noto per la facilità di preparazione e utilizzato in diversi attentati internazionali.

Un arsenale teorico che, secondo gli inquirenti, andava ben oltre la semplice curiosità.


Rete neonazista e radicalizzazione online

Lo studente non agiva in isolamento. Le indagini hanno documentato contatti con i vertici di un gruppo Telegram chiamato “Werwolf Division”, caratterizzato da contenuti neonazisti, suprematisti e accelerazionisti.

All’interno di questi canali:

  • esaltazione della “razza ariana”
  • glorificazione di autori di stragi di massa
  • narrazioni violente e apocalittiche

Un ecosistema digitale transnazionale dove la radicalizzazione avviene rapidamente, senza filtri e spesso lontano dagli occhi degli adulti.

Secondo gli investigatori, il diciassettenne era pienamente inserito in questo circuito.


Altri sette minorenni coinvolti: indagini in corso

Parallelamente all’arresto, i carabinieri del Ros hanno eseguito sette perquisizioni tra Abruzzo, Emilia-Romagna e Toscana.

I soggetti coinvolti — tutti minorenni — sono indagati per:

  • propaganda
  • istigazione all’odio razziale

Non è ancora chiaro il loro livello di coinvolgimento operativo, ma emerge un dato: non si tratta di un caso isolato.


L’indagine: dalle radici dell’operazione “Imperium”

L’indagine affonda le radici in un filone investigativo più ampio, legato all’operazione “Imperium”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Brescia.

Già nel 2025 il nome del giovane era emerso in quel contesto. Da lì, un monitoraggio costante che ha portato all’intervento odierno.

Un lavoro lungo, iniziato nell’ottobre 2025 dalla sezione anticrimine dei carabinieri dell’Aquila.


Il punto: terrorismo giovanile e nuova minaccia digitale

Il caso riapre una questione scomoda: la radicalizzazione tra i giovanissimi.

Non più solo cellule organizzate, ma individui — spesso minorenni — che si formano online, tra forum, chat criptate e propaganda estrema.

Un terrorismo “domestico”, frammentato, ma potenzialmente devastante.

E la domanda resta sospesa: quanti altri casi simili stanno crescendo, invisibili, nelle pieghe del web?

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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