Chi era Michele Massimo Tarantini e perché ha segnato un’epoca
Si chiude un capitolo controverso ma decisivo del cinema italiano. È morto a Rio de Janeiro, a 83 anni, Michele Massimo Tarantini, regista e sceneggiatore tra i più prolifici della stagione della commedia sexy all’italiana.
Un cinema popolare, spesso liquidato come “trash”, ma capace di intercettare — meglio di altri — i gusti, le trasformazioni e le contraddizioni di un Paese in pieno cambiamento tra anni ’70 e ’80.
Dalla gavetta al successo: come nasce un regista “di genere”
Nato a Roma nel 1942, Tarantini arriva alla regia dopo anni dietro le quinte, tra ruoli tecnici e set vissuti dal basso.
L’esordio arriva nel 1973 con “Sette ore di violenza per una soluzione imprevista”, un poliziesco che già mostra il suo stile: diretto, veloce, senza fronzoli.
Ma è poco dopo che trova la sua vera dimensione.
La stagione della commedia sexy: i film diventati cult
Con titoli come “La liceale” (1976) e “L’insegnante viene a casa” (1978), Tarantini entra nel cuore della commedia sexy italiana, firmando pellicole che diventano veri fenomeni di pubblico.
Dirige alcuni dei volti più iconici dell’epoca:
- Gloria Guida
- Edwige Fenech
- Lino Banfi
- Renzo Montagnani
- Barbara Bouchet
- Alvaro Vitali
Film come “La poliziotta della squadra del buon costume” (1979) e “La dottoressa ci sta col colonnello” (1980) costruiscono un immaginario leggero, irriverente, spesso provocatorio, ma capace di riempire le sale.
Non solo commedia: incursioni nel poliziottesco e oltre
Ridurre Tarantini a un solo genere sarebbe limitante.
Negli stessi anni firma anche polizieschi come “Napoli si ribella” (1977), lavorando con attori internazionali e muovendosi dentro un altro filone simbolo dell’epoca.
Sperimenta persino il fantasy avventuroso, firmandosi con pseudonimo: segno di una versatilità spesso sottovalutata.
Il trasferimento in Brasile e gli ultimi anni
Negli anni ’80 sceglie di lasciare l’Italia e trasferirsi in Sudamerica, stabilendosi a Rio de Janeiro. Continua a lavorare, dirigere, produrre.
Un percorso lontano dai riflettori italiani, ma coerente con la sua natura: indipendente, produttiva, mai ferma.
Tornerà in Italia solo nei primi anni Duemila per un ultimo film, prima di rientrare definitivamente in Brasile.
Il ricordo del cugino Sergio Martino
A dare la notizia della morte è stato Sergio Martino, cugino e collega, con cui aveva condiviso anni di lavoro.
Le sue parole pesano:
“Avrebbe meritato di più”.
Un giudizio che riapre una questione mai davvero chiusa: il valore del cinema popolare, spesso snobbato dalla critica ma amatissimo dal pubblico.
Un cinema “minore” che ha fatto la storia
La commedia sexy è stata per anni considerata un genere minore. Eppure, ha raccontato l’Italia come pochi altri.
Tra ironia, corpi, provocazioni e leggerezza, ha fotografato un Paese che cambiava pelle.
Tarantini ne è stato uno degli interpreti più lucidi — e più produttivi.
Un’eredità che divide, ma resta
Con la sua scomparsa non se ne va solo un regista. Se ne va un pezzo di cinema.
Quello che faceva ridere, discutere, scandalizzare.
Quello che riempiva le sale.
E che oggi, nel bene e nel male, non esiste più.

