Davide BarzanDavide Barzan

Perché il gip ha imposto l’imputazione coatta ai Barzan?

Non è il cuore del caso, ma una sua diramazione delicata e tutta giuridica. Il gip del Tribunale di Rimini, Raffaella Ceccarelli, ha ordinato alla Procura di formulare imputazione coatta entro dieci giorni nei confronti dell’avvocata Nunzia Barzan e del consulente Davide Barzan.

L’ipotesi è quella di infedele patrocinio, un reato tecnico con riferimento al modo in cui è stata gestita la difesa di più soggetti nello stesso contesto investigativo.

Non una svolta sull’omicidio, ma un procedimento parallelo, nato da un conflitto tra difese.

Da dove nasce l’indagine sull’infedele patrocinio?

Tutto parte da una denuncia presentata dai legali di Louis Dassilva, che hanno contestato la posizione dello studio Barzan.

Il punto critico è uno:
la contemporanea assistenza a più soggetti coinvolti nello stesso scenario investigativo.

Una situazione che, secondo l’accusa, potrebbe aver generato un conflitto di interessi.
Secondo la difesa, invece, no.

E proprio su questo equilibrio si gioca l’intero procedimento.

Il nodo giuridico: quando nasce davvero un conflitto di interessi?

Il gip individua un passaggio chiave nella vicenda.

A un certo punto, Manuela Bianchi, inizialmente assistita nello stesso contesto difensivo di altri soggetti, cambia posizione.

Diventa accusatrice, modificando le proprie dichiarazioni.

Ha cambiato versione ed è diventata la principale accusatrice”, osserva il giudice.

Secondo il gip, questo elemento è sufficiente per ritenere necessario un processo:
serve chiarire se la difesa sia stata gestita in modo corretto oppure no.

La difesa dei Barzan: “Nessuna attività, nessun reato”

Di tutt’altro tenore la replica dei legali dei Barzan, affidata all’avvocato Marlon Lepera.

La linea è netta:

Non è stata svolta alcuna attività procedimentale rilevante”.

Secondo questa ricostruzione:

  • la difesa sarebbe durata appena undici giorni
  • il fascicolo era ancora contro ignoti
  • non ci sarebbero stati atti concreti tali da generare conflitto

E quindi, la conclusione:

Non esiste alcun conflitto di interessi”.

Una posizione che punta a smontare alla radice l’accusa.

Perché questa vicenda è collaterale ma importante

È fondamentale chiarirlo:
non si tratta del processo principale, ma di una vicenda autonoma che riguarda il comportamento dei difensori.

Eppure, il peso è tutt’altro che marginale.

Perché tocca un tema centrale nel diritto penale:
la correttezza della difesa e la tutela degli assistiti.

Quando più persone sono coinvolte nello stesso contesto, la linea è sottile.
E ogni passaggio può diventare oggetto di contestazione.

Cosa succederà ora?

Con l’imputazione coatta, la Procura dovrà procedere formalmente.

Si aprirà quindi un processo in cui verrà stabilito:

  • se c’è stato davvero un conflitto di interessi
  • se la condotta dei legali è stata conforme alla legge
  • se esistono responsabilità penali

Una fase tecnica, ma decisiva.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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