Erika ed Elena GalassiErika ed Elena Galassi

Una storia di coraggio, famiglia e libertà che continua a ispirare

Ci sono storie che parlano di identità, ma soprattutto di famiglia, amore e coraggio. Quella di Erika ed Elena Galassi è una di queste.

Originarie di Molfetta, le due sorelle pugliesi hanno affrontato il proprio percorso di affermazione di genere quando in Italia, e soprattutto nel Mezzogiorno, affrontare apertamente questi temi era ancora molto difficile.

Oggi vivono in due città diverse: Erika è tornata a Bisceglie dopo i lunghi anni trascorsi a Roma. Il rientro in Puglia è stato dettato dalla volontà di assistere i genitori negli ultimi anni della loro vita. Elena, invece, vive nella Capitale, dove lavora come make-up artist.

Divise da sette anni di età ma unite da un legame profondissimo, hanno condiviso esperienze, paure e conquiste, diventando negli anni un punto di riferimento per tante persone.

Per Erika – attivista LGBTQIA+ – la svolta arriva nel 2022, quando rimane vittima di una violenta aggressione transfobica che avrebbe potuto costarle la vita. Da quel momento decide di non tenere più la propria storia soltanto per sé, ma di raccontarla pubblicamente affinché possa diventare uno strumento di sensibilizzazione e di aiuto.

Erika Galassi ha raccontato a Notizie Audaci il rapporto speciale con la sorella Elena, il sostegno ricevuto dalla famiglia e il messaggio che oggi vuole lanciare ai giovani e ai loro genitori.

Le sorelle Erika ed Elena Galassi
Le sorelle Erika ed Elena Galassi

“A 14 anni trovai il coraggio di confidarmi con mia sorella”

Siete due sorelle che hanno vissuto entrambe un percorso di affermazione di genere. Vi è mai capitato di guardarvi negli occhi e pensare: “Per fortuna ci sei tu, perché nessun altro può capire davvero quello che sto vivendo”? C’è un episodio che rappresenta meglio di tutti questo legame?

“L’episodio che rappresenta meglio il nostro legame risale a quando avevo appena 14 anni. Fu allora che trovai il coraggio, con molta dolcezza, di confidarmi con mia sorella. È uno dei ricordi più belli che porto con me e racconta meglio di qualsiasi altra cosa il rapporto che ci unisce.”


“I nostri genitori ci hanno insegnato a guardare con il cuore”

I vostri genitori vi hanno accolte con naturalezza in un’epoca in cui, soprattutto al Sud, parlare di identità di genere era quasi impensabile. Secondo voi cosa avevano capito loro che ancora oggi molte famiglie fanno fatica a comprendere?

“I nostri genitori non si sono mai chiesti chi volessimo essere. Ci hanno sempre detto di non guardarci attraverso gli occhi, ma con il cuore, perché il cuore guarda l’infinito senza fermarsi alle apparenze.”


“Raccontare la mia storia è diventato un impegno verso gli altri”

Dopo l’aggressione del 2022 hai scelto di trasformare quella violenza in un impegno pubblico. C’è stato un momento preciso in cui hai pensato che la tua testimonianza avrebbe potuto aiutare qualcuno?

“Sì. Non sono mai rimasta in silenzio. Attraverso i social, dove mi seguono tanti ragazzi ma anche molte mamme, cerco di raccontare il più possibile la mia esperienza. Il mio obiettivo è contribuire a educare la società e far sentire meno sole tante persone.”


“Serve una rivoluzione culturale che parta dalle famiglie”

Negli ultimi giorni l’Italia è rimasta sconvolta dal duplice omicidio di Camaiore. Di fronte a tragedie come questa pensate che servano nuove leggi oppure soprattutto un cambiamento culturale?

“Bisogna parlarne molto di più. Serve una vera rivoluzione culturale. Negli anni passati il mondo delle donne transgender è stato spesso invisibile e oggi molte ragazze danno per scontate conquiste che invece sono costate tantissimo. Tutto parte dalla famiglia, dagli esempi educativi che vengono dati ai figli, affinché ognuno possa sentirsi libero di vivere senza il peso del pregiudizio.”


“Alla Erika e all’Elena di allora direi solo: restate unite”

Se poteste parlare alle adolescenti che eravate alla fine degli anni Ottanta, quale sarebbe la prima frase che direste loro?

“Direi forza. Direi di restare sempre unite e di esserci l’una per l’altra. E soprattutto di ringraziare per essere persone speciali.”


“Prima di essere genitori bisogna essere amici dei propri figli”

Qual è il messaggio che volete lanciare oggi ai genitori che scoprono che il proprio figlio o la propria figlia sta vivendo un percorso di affermazione di genere?

“Prima ancora di essere genitori bisogna essere i migliori amici dei propri figli. Solo così potranno sentirsi davvero protetti, ascoltati e compresi.”


“Molto è cambiato, ma la strada è ancora lunga”

Nel mondo delle relazioni e degli appuntamenti pensate che qualcosa sia davvero cambiato negli ultimi anni?

“Molte cose sono migliorate, soprattutto nel mondo del lavoro per una donna transgender. Ma resta ancora tantissimo da fare, a partire dalla sicurezza e dal rispetto.”


“Il nostro sogno è continuare a realizzarci come donne libere”

Dopo tutto quello che avete vissuto, oggi il vostro sogno è trovare il grande amore oppure continuare a realizzarvi come donne?

“Io ed Elena preferiamo continuare a realizzarci, a imparare ogni giorno qualcosa di nuovo e, soprattutto, a sentirci donne libere e indipendenti.”


“Ci sentiamo un po’ come le gemelle Kessler”

Se doveste descrivervi attraverso due icone dello spettacolo, chi scegliereste?

“Le gemelle Kessler. Ci rappresentano perché, sia nella vita sia nel lavoro, sono sempre state unite. È un’immagine nella quale ci riconosciamo molto.”

“Il cambiamento nasce dall’ascolto”

L’intervista a Erika Galassi restituisce il ritratto di due sorelle che hanno trasformato un percorso personale in un’occasione di confronto pubblico. Le loro parole non parlano soltanto di affermazione di genere, ma anche del valore della famiglia, dell’ascolto e del dialogo. Un messaggio che, come sottolinea Erika, parte da un principio semplice: nessun figlio dovrebbe avere paura di essere sé stesso davanti ai propri genitori.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *