Durissimo scontro tra il conduttore di Allegro ma non troppo e Sigfrido Ranucci
Una scena senza precedenti nella storia recente della Rai. Durante la diretta di Rai3, le parole di Luca Barbareschi contro Sigfrido Ranucci hanno scatenato un caso che va ben oltre la polemica televisiva. Minacce, accuse personali e un attacco frontale a un altro programma del servizio pubblico: un episodio che ha immediatamente acceso l’allarme sindacale e politico.
Il mancato ‘lancio’ e le accuse al consulente di Report
Tutto avviene al termine di Report, quando Ranucci chiude la trasmissione limitandosi a un formale passaggio di linea. Pochi secondi dopo, in apertura di Allegro ma non troppo, Barbareschi prende la parola con toni durissimi.
Il conduttore chiama direttamente in causa Ranucci, accusandolo di scorrettezza professionale e tirando in ballo Gian Gaetano Bellavia, consulente di Report, sostenendo – sulla base di articoli di stampa – di essere stato spiato. Il tutto accompagnato da un avvertimento esplicito: “Stai attento”. Una frase che, pronunciata in diretta Rai, ha immediatamente sollevato interrogativi gravi.
La replica di Ranucci e la difesa di Report
La risposta di Ranucci arriva poco dopo, affidata ai social. Il giornalista parla di “sproloquio indegno” e denuncia una campagna di fango contro Bellavia, chiarendo che nessuna autorità giudiziaria ha mai ipotizzato attività di spionaggio.
Ranucci ribadisce inoltre un elemento non secondario: il traino di Report. Secondo il conduttore, Barbareschi avrebbe esplicitamente chiesto di essere collocato subito dopo il programma d’inchiesta, beneficiandone in termini di ascolti.
L’intervento dell’Usigrai: “Un fatto gravissimo”
A rendere il caso istituzionale è la durissima nota dell’Usigrai. Il sindacato parla apertamente di minacce mandate in onda in diretta, sottolineando come una cosa simile “in Rai non si era mai vista”.
A preoccupare non è solo l’episodio in sé, ma il silenzio dei vertici Rai, giudicato assordante. L’Usigrai denuncia anche l’assenza di una presa di posizione del direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini, da cui – secondo il sindacato – sarebbero arrivati inviti alla “prudenza” sulle inchieste di Report. Un concetto che, ad oggi, resta privo di spiegazioni ufficiali.
Che squallore #Barbareschi, senza il traino di #Report sarebbe a pettinare le meduse col culo. Solidarietà a Ranucci, non mollate. pic.twitter.com/iJSc4Iqtuk
— Gimmoriso' 🇵🇸 (@fawollo13) January 12, 2026
I consiglieri Rai e il richiamo alla lealtà aziendale
Sul caso intervengono anche tre consiglieri di amministrazione Rai – Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale – con una nota congiunta che chiarisce un principio fondamentale: non si può usare uno spazio Rai per attaccare un altro programma Rai.
Il richiamo riguarda anche Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale e collaboratore Rai, invitato a mantenere un comportamento coerente con il ruolo di dipendente del servizio pubblico. Non si tratta di libertà di espressione, sottolineano i consiglieri, ma di correttezza e tutela dell’immagine aziendale.
Un caso che chiama in causa il servizio pubblico
La vicenda Barbareschi–Ranucci riapre una questione centrale: chi tutela l’autonomia editoriale del servizio pubblico? Per Usigrai, episodi di questo tipo dovrebbero essere affrontati non solo nel CdA Rai, ma anche in Commissione di Vigilanza, da tempo accusata di immobilismo.
Quel che resta è un precedente pesante: minacce in diretta, accuse personali e nessun intervento immediato dall’alto. Un cortocircuito che rischia di lasciare un segno profondo nella credibilità della Rai.

