Cobolli mangia i fiori durante la finale del Roland GarrosCobolli mangia i fiori durante la finale del Roland Garros

Il tedesco conquista a Parigi il primo Slam della carriera, ma il romano esce tra gli applausi e centra uno storico ingresso nella Top 10 mondiale

Il sogno si ferma a un passo dal traguardo, ma non cancella due settimane che hanno cambiato la carriera di Flavio Cobolli. Si è fermato quando sembrava avesse le energie per sorpassare l’avversario e ricevere dalle mani di Adriano Panatta quel trofeo che all’Italia manca da 50 anni.

La finale del Roland Garros 2026 parla tedesco dopo 89 anni (il primo in assoluto dell’era Open). A sollevare la Coppa dei Moschettieri è Alexander Zverev, che supera il tennista romano in cinque set con il punteggio di 6-1, 4-6, 6-4, 6-7(5), 6-1 e conquista il primo Slam della sua carriera dopo tre finali perse negli ultimi anni.

Ma se il trofeo prende la strada della Germania, una parte importante degli applausi del Philippe-Chatrier è tutta per Cobolli.

Perché il 24enne romano, alla sua prima finale Major, ha lottato fino all’ultimo contro uno dei giocatori più forti del circuito, trascinando la sfida al quinto set e confermando di essere ormai una realtà del tennis mondiale.

Le lacrime e l’abbraccio a Zverev

Il momento più emozionante arriva durante la premiazione.

Cobolli prende il microfono e si rivolge direttamente al suo avversario.

“Se qualcuno mi avesse chiesto chi meritava più di tutti questo titolo, avrei risposto tu, Sascha”, dice davanti al pubblico di Parigi.

Parole sincere, pronunciate pochi minuti dopo una sconfitta dolorosa.

“Sono felice per te, anche se ci sono andato vicino. Adesso che hai realizzato il tuo sogno, la prossima volta lasciami vincere”, aggiunge sorridendo.

Un gesto di sportività che conquista il pubblico francese.

“Non riesco a guardarvi o mi metto a piangere”

L’emozione prende il sopravvento quando Cobolli ringrazia il pubblico italiano presente sugli spalti.

“Ringrazio il muro azzurro che mi ha sostenuto. Non riesco nemmeno a guardarvi perché altrimenti mi metto a piangere”, confessa.

Poi il pensiero va al suo team, protagonista di una crescita impressionante negli ultimi mesi.

“Sono state settimane incredibili. Voglio vedervi sorridere perché quello che abbiamo fatto è fantastico”.

Parole che raccontano perfettamente il clima vissuto dal gruppo che ha accompagnato il tennista romano fino alla finale più importante della sua carriera.

Il corpo si ferma nel quinto set

Dopo aver rimontato un set di svantaggio e aver portato la partita al quinto parziale grazie al tie-break vinto nel quarto set, Cobolli ha dovuto fare i conti con la stanchezza. La rabbia per le occasioni sprecate ha spinto il romano a compiere un gesto che non è passato inosservato. L’azzurro ha preso un fiore e l’ha divorato per manifestare il suo disappunto per una delle tante occasioni sprecate.

Lo stesso tennista ha spiegato di aver accusato crampi e problemi fisici nel finale.

“Ero stanco. Ho cercato di recuperare durante i cambi di campo, ma dopo i primi game del quinto set il mio corpo mi ha lasciato”, ha ammesso.

Una resa fisica più che tecnica, dopo quasi quattro ore di battaglia contro un avversario che aspettava questo momento da tutta una carriera.

La risposta di Zverev

Anche il neo campione del Roland Garros ha voluto dedicare parole speciali all’italiano.

“Dal profondo del mio cuore spero che presto tu possa vincere uno Slam”, ha detto Zverev durante la cerimonia.

Il tedesco ha elogiato non solo Cobolli ma anche il suo staff, definendolo uno dei gruppi più apprezzati dell’intero circuito.

Un riconoscimento che certifica il rispetto conquistato dal romano nel mondo del tennis.

Una sconfitta che vale una vittoria

Se il titolo va a Zverev, per Cobolli resta comunque un risultato storico.

Grazie alla cavalcata parigina entrerà per la prima volta nella Top 10 mondiale, traguardo impensabile fino a pochi mesi fa.

“Non mi sarei mai aspettato un risultato del genere”, ha confessato.

Poi la promessa che fa sognare il tennis italiano.

“Sono ancora giovane. Non è finita qui. Voglio continuare a inseguire qualcosa di speciale”.

Parigi non gli ha consegnato il trofeo. Gli ha consegnato qualcosa che potrebbe valere ancora di più: la certezza di appartenere ormai all’élite del tennis mondiale.

Di Renato Valdescala

Esperienza nello sport e nella cronaca locale con quotidiani salernitani dal 1990. Con il tempo si è dedicato alla cronaca estera analizzando i fatti di maggiore rilievo con spirito critico e irriverente. Si occupa anche di approfondimenti di cronaca nazionale.

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