Rocchi indagine Milano, perché il designatore si è autosospeso
Una nuova scossa attraversa il calcio italiano. Gianluca Rocchi si autosospende dal ruolo di designatore arbitrale di Serie A e B dopo essere finito al centro di un’indagine della Procura di Milano.
Una decisione definita dallo stesso ex arbitro “sofferta e difficile”, ma necessaria — spiega — per garantire serenità al gruppo arbitrale e permettere il corretto sviluppo della fase giudiziaria.
Rocchi, nella nota inviata ai vertici dell’Aia, si dice certo di poter chiarire la propria posizione: “Sono sicuro di uscire indenne e più forte di prima”, sottolineando il senso di responsabilità verso l’associazione.
Le accuse e le partite nel mirino dell’indagine
Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano, ci sono ipotesi di frode sportiva in concorso. Secondo l’accusa, Rocchi avrebbe esercitato pressioni sul sistema VAR e condizionato alcune designazioni arbitrali.
Tra gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori, emerge la presunta scelta di arbitri ritenuti graditi all’Inter, oltre ad alcune decisioni controverse legate all’utilizzo del VAR.
Uno dei casi citati riguarda Udinese-Parma del marzo 2025, con un rigore assegnato dopo una revisione che inizialmente non sembrava orientata in quella direzione.
Nel mirino anche Inter-Verona del gennaio 2024, episodio già discusso all’epoca per un contatto non sanzionato che portò al gol decisivo dei nerazzurri.
Il coinvolgimento del VAR e gli altri indagati
Nell’indagine figura anche Andrea Gervasoni, supervisore VAR, che ha deciso a sua volta di autosospendersi per le stesse ragioni.
Secondo gli inquirenti, una parte centrale dell’inchiesta riguarda proprio il rapporto tra designazioni arbitrali e gestione del VAR, con l’ipotesi di pressioni esercitate in alcune situazioni chiave.
Elementi che dovranno essere chiariti nel corso dell’audizione fissata per il 30 aprile davanti ai magistrati milanesi.
La reazione del sistema calcio e della politica
La vicenda ha avuto immediate ripercussioni anche sul piano sportivo e istituzionale.
La Procura federale ha richiesto gli atti alla magistratura ordinaria, mentre il capo della Procura generale dello Sport ha chiesto una relazione urgente sulla gestione del caso.
Sul tema è intervenuto anche il ministro dello Sport, Andrea Abodi, che ha chiesto chiarimenti al Coni, sottolineando come eventuali responsabilità non potranno restare senza conseguenze.
La posizione di Rocchi e la linea difensiva
Rocchi, difeso dall’avvocato Antonio D’Avirro, respinge le accuse e ribadisce la propria fiducia nella magistratura.
Il legale ha definito il suo assistito una persona “seria e corretta”, precisando che le contestazioni saranno affrontate nel merito una volta esaminati gli atti.
L’inchiesta, avviata dopo un esposto presentato nell’estate del 2024, dovrà ora chiarire se le decisioni prese nel corso delle partite siano state frutto di valutazioni tecniche o di eventuali interferenze.
Non solo un caso giudiziario: cosa significa per il sistema arbitrale
Il caso Rocchi indagine Milano va oltre la singola vicenda personale.
Negli ultimi anni, il sistema arbitrale italiano ha puntato molto sulla tecnologia VAR per garantire maggiore trasparenza. Tuttavia, proprio il VAR è oggi al centro delle contestazioni.
Se le accuse dovessero trovare conferma, si aprirebbe una riflessione profonda sulla gestione delle designazioni e sul rapporto tra arbitri e tecnologia.
Un passaggio delicato per l’intero sistema calcio, chiamato ancora una volta a confrontarsi con il tema della credibilità e della fiducia nelle decisioni di campo.

