L’incontro tra le ‘Tigri di Mompracem’ Kabir Bedi e Can Yaman
Non un duello, ma un passaggio di testimone. Eppure, per qualche secondo, all’Ariston si è respirata l’aria delle grandi sfide epiche. Protagonisti: Can Yaman e Kabir Bedi, le due Tigri di Mompracem, unite dal destino di Sandokan e separate da mezzo secolo di televisione.
La “carrambata” della prima serata del Festival di Sanremo è andata in scena poco prima della mezzanotte, sulle note intramontabili degli Oliver Onions. Kabir Bedi sale sul palco a cinquant’anni dalla storica serie ispirata ai romanzi di Emilio Salgari. Applausi, nostalgia, mito.
Poi l’ingresso del nuovo Sandokan. Can Yaman non si limita a stringere la mano al suo predecessore: compie un gesto antico, teatrale, quasi cavalleresco. Gli bacia la mano destra e la porta alla fronte, in segno di rispetto. Un baciamano che diventa immediatamente iconico, fotografia perfetta del passaggio di consegne.
Il passaggio di testimone tra i due Sandokan a Sanremo
“Essere Sandokan è una grande responsabilità perché è una figura iconica. Siamo entrambi molto fortunati ad averlo interpretato”, dice Kabir Bedi, con tono paterno ma non paternalistico. Poi la benedizione ufficiale: “Tu sei un degno successore”.
Parole che pesano come macigni, pronunciate da chi ha trasformato il pirata malese in un mito pop degli anni Settanta. Bedi riconosce che “la storia del nuovo Sandokan è completamente diversa dalla mia”, ma apprezza la creatività della sceneggiatura e il coraggio di riscrivere personaggi e dinamiche: “Ogni generazione vuole raccontare le storie classiche a modo suo”.
È la legittimazione pubblica che ogni reboot sogna.
“Preferisco il mio Sandokan”: la frecciata su Marianna
Poi, però, arriva la frase che cambia il tono. Con un sorriso ironico, Bedi affonda una stoccata elegante: “Era un po’ strano vedere il personaggio di James Brook innamorarsi di Marianna, quindi preferisco il mio Sandokan. Però l’ho trovato molto interessante”.
Una battuta? Sì. Ma anche un richiamo identitario. Per i puristi della saga, Marianna resta la Perla di Labuan legata indissolubilmente al Sandokan originale. Toccare certi equilibri narrativi significa sfidare la memoria collettiva.
L’Ariston ride, ma coglie la sottile rivendicazione. È il fascino delle icone: appartengono a chi le ha amate per primo.
Il baciamano di Can Yaman e l’omaggio al mito
Dal canto suo, Can Yaman sceglie la linea dell’umiltà. “Ho avuto molto tempo per studiare e contemplare il personaggio per essere preparato al 100%”, spiega. Nessuna competizione, nessun confronto muscolare.
“Dobbiamo preservare le tigri e non ucciderle”, aggiunge Bedi, con una metafora che vale doppio: per la natura e per i miti televisivi. E Laura Pausini chiude con una frase che fotografa il momento: “In un mondo con le guerre è bello vedere due uomini che si rispettano”.
Non è solo nostalgia. È una celebrazione della continuità culturale.
Can Yaman ha baciato la mano di Kabir Bedi e con grande delicatezza se l'è portata alla fronte in un gesto di rispetto tipicamente turco #CanYaman #Sanremo2026 pic.twitter.com/CNTynyqKAO
— Ⓜⓐⓡⓘⓐⓝⓝⓐ🇮🇹❤ (@MariannaCardini) February 24, 2026
Da Mompracem all’Ariston, tra nostalgia e “Carlokan”
Il siparietto si chiude con un colpo di teatro: sul maxischermo compare il direttore artistico travestito da Sandokan. Un improbabile “Carlokan” che strappa risate e scioglie definitivamente la tensione.
Kabir Bedi confessa: “Cinquant’anni fa non avrei mai pensato di trovarmi qui a celebrare questo anniversario di Sandokan. Il Festival di Sanremo è famoso in tutto il mondo, grande onore per me essere qui”. È il riconoscimento definitivo della forza globale del palco dell’Ariston.
Non c’è stato alcun duello, ma un incontro tra due epoche. Il Sandokan di ieri e quello di oggi si sono abbracciati sotto le luci più iconiche della televisione italiana. Con un baciamano che sa di cinema classico e una frecciata su Marianna che profuma di orgoglio vintage.

