La giovane madre di due bambini è morta dopo sei giorni in terapia intensiva
Un gesto quotidiano, una fetta di bacon, poi la tragedia che in pochi istanti ha cambiato per sempre la vita di una famiglia. Rachele Ferrara, 28 anni, madre di due bambini, è morta dopo sei giorni di ricovero in Terapia Intensiva all’ospedale Santa Rosa di Viterbo, dove era stata trasferita in condizioni disperate dopo essere rimasta soffocata da un boccone di cibo a Capodimonte, nel Viterbese. La notizia della morte è stata diffusa oggi, 19 agosto.
La giovane, residente a Montefiascone, si trovava nella casa della madre a Capodimonte quando ha iniziato ad avere difficoltà respiratorie. Secondo le ricostruzioni, il boccone le avrebbe ostruito le vie aeree. Rachele sarebbe riuscita a raggiungere la strada per chiedere aiuto, facendo scattare l’intervento dei soccorritori.
Il personale del 118 è intervenuto tentando le manovre di emergenza e la disostruzione delle vie respiratorie. La situazione è apparsa però subito gravissima a causa della prolungata mancanza di ossigeno. Trasferita d’urgenza al Santa Rosa, la 28enne è rimasta ricoverata per giorni, senza riuscire a recuperare le funzioni neurologiche.
Il dramma iniziato con un boccone di bacon
La tragedia si è consumata nella giornata del 13 agosto, quando Rachele stava mangiando nella casa della madre. Le prime informazioni riferiscono che il boccone le avrebbe improvvisamente bloccato le vie respiratorie.
La giovane ha cercato aiuto uscendo dall’abitazione e raggiungendo la strada. I soccorritori sono riusciti a rianimarla e a ristabilire i parametri vitali, ma il periodo trascorso senza un adeguato apporto di ossigeno aveva già provocato un gravissimo danno cerebrale.
Secondo quanto riportato dalle ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, Rachele sarebbe rimasta priva di ossigeno per circa venti minuti. Un tempo sufficiente a determinare conseguenze neurologiche devastanti.
Il trasferimento all’ospedale Santa Rosa di Viterbo è avvenuto in condizioni critiche. I medici hanno continuato a monitorarla nel tentativo di invertire un quadro clinico che, fin dalle prime ore, lasciava pochissime speranze.
Sei giorni di speranza, poi la morte cerebrale
Per sei giorni la famiglia ha atteso un segnale positivo dal reparto di Terapia Intensiva.
Rachele Ferrara è rimasta in coma profondo e irreversibile, mentre i medici verificavano costantemente le sue condizioni e le eventuali risposte neurologiche. Nella notte è arrivata la notizia più dolorosa: è stata dichiarata la morte cerebrale, dopo il completamento degli accertamenti previsti.
La giovane mamma non ha potuto tornare dai suoi due bambini, un maschietto di cinque anni e una bambina di otto.
Aveva compiuto 28 anni appena poche settimane prima. Il 26 luglio aveva pubblicato sui social una fotografia scattata durante la festa di compleanno, con la figlia accanto a lei. Un’immagine che oggi assume un significato ancora più doloroso.
In un altro post aveva scritto parole dedicate proprio alla bambina, ricordando il giorno in cui l’aveva tenuta per la prima volta tra le braccia: «Se mi chiederanno cos’è l’amore io gli racconterò della prima volta che i miei occhi si sono incontrati con i tuoi».
La scelta degli organi: dal dolore una possibilità per altri
Di fronte alla perdita della figlia, i familiari hanno compiuto una scelta di enorme significato: hanno autorizzato la donazione degli organi.
Il prelievo è stato effettuato durante la notte da un’équipe specializzata, nell’ambito della rete nazionale dei trapianti. Gli organi potranno quindi essere destinati a pazienti in attesa di un trapianto.
Una decisione maturata nel momento più difficile possibile, quando la famiglia era costretta ad accettare che non ci fosse più alcuna possibilità di salvare Rachele.
La donazione trasforma così una tragedia personale in una possibilità concreta per altre persone gravemente malate.
Rachele Ferrara, i figli e una vita spezzata a 28 anni
Dietro la cronaca di un incidente alimentare c’è la storia di una giovane donna, di una madre e di una famiglia profondamente radicata nel territorio.
Rachele era legata a Montefiascone e Capodimonte, dove vivevano i suoi familiari. Il padre Gabriele è un brigadiere dei carabinieri in pensione, mentre i genitori sono impegnati anche nel volontariato della Croce Rossa.
La 28enne si occupava soprattutto dei suoi due bambini e, quando poteva, lavorava come cameriera nei locali. Tra le sue passioni c’era quella per le moto, raccontata anche attraverso le fotografie pubblicate sui social.
Il sindaco di Capodimonte Mario Fanelli ha espresso la vicinanza dell’amministrazione alla famiglia, colpita da una morte tanto improvvisa quanto difficile da accettare.
I funerali
Nel frattempo la comunità si prepara all’ultimo saluto. I funerali di Rachele Ferrara si terranno giovedì 20 agosto alle 16.30 nella chiesa della Madonna del Monte, a Marta, sul lago di Bolsena.
A pochi giorni dal suo compleanno, Rachele aveva ancora davanti a sé una vita da vivere e due figli da crescere. È bastato un boccone andato di traverso a trasformare una giornata normale in una corsa contro il tempo. I soccorsi, il ricovero, sei giorni di speranza e infine la morte cerebrale.
Ora, nel dolore della famiglia, resta anche la scelta di donare gli organi: la vita di Rachele si è spezzata troppo presto, ma qualcosa di lei potrà continuare attraverso altre persone.

