Coltellata mortale a Parma: perché la versione dell’incidente non regge
Una storia che sembrava raccontare un tragico incidente domestico. Ma che, con il passare delle ore, ha preso una direzione completamente diversa.
Per la morte di Critopher Gaston Ogando, 28 anni, colpito a morte da una coltellata nella casa di Borgo Riccio e deceduto il 5 marzo in ospedale, la Procura di Parma ha ottenuto una misura cautelare nei confronti della compagna, Brenda Alesandrina Fumagalli, 21 anni.
La giovane è ora agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
La versione della ragazza: “È stato un incidente”
Fin dai primi momenti, la 21enne ha sostenuto che si fosse trattato di un gesto accidentale.
Secondo il suo racconto, stava lavando i piatti con un coltello in mano quando il compagno le si sarebbe avvicinato da dietro per scherzo.
Nel voltarsi, lo avrebbe colpito involontariamente.
Una versione ribadita anche negli interrogatori successivi.
Gli elementi che smentiscono il racconto
Le indagini, però, hanno portato a conclusioni diverse.
I rilievi tecnici e gli accertamenti dei carabinieri indicano che il colpo è stato inferto con una dinamica incompatibile con quella descritta dalla giovane.
Secondo il giudice, la lama è penetrata dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, segno che la vittima si trovava di fronte all’indagata.
Un dettaglio decisivo, che contraddice l’ipotesi dell’abbraccio da dietro.
La ferita alla mano e la ricostruzione del giudice
Altro elemento chiave è la lesione riportata dalla ragazza alla mano.
Secondo la sua versione, si sarebbe ferita raccogliendo il coltello.
Per il Gip, invece, si tratta di una ferita compatibile con un colpo inferto con forza, durante il quale la mano sarebbe scivolata lungo il manico dell’arma.
La testimonianza decisiva: la videochiamata
Nel quadro delle indagini, è emerso anche un elemento ritenuto cruciale: una videochiamata che si è rivelata testimonianza chiave per ricostruire quanto accaduto.
Fondamentale, in questo passaggio, il lavoro dell’avvocato Francesco Liguori del foro di Salerno, che assiste la famiglia della vittima. “Questa videochiamata è partita da Santo Domingo alle 12:57 e quindi le 17:57 ora italiana, il momento in cui è scattato il delitto. Questa ha rappresentato la testimonianza oculare. Quei 50 minuti presso la Procura della Repubblica hanno chiarito l’accaduto” – ha aggiunto il legale.
Il suo impegno ha contribuito a portare alla luce elementi determinanti che hanno rafforzato l’impianto accusatorio e favorito la svolta nelle indagini. Grazie all’attività dell’avvocato la mattina del 26 marzo ha raggiunto l’Italia anche il padre della vittima, Gaston Perez Raffael, fermamente determinato nell’ottenere giustizia per il figlio. “Lunedì deve rientrare a Santo Domingo e siamo riusciti ad ottenere l’autorizzazione dal sostituto procuratore, sentiti il medico legale, per vedere il figlio prima che rientrasse in patria”.
Un rapporto segnato da tensioni
Dalle testimonianze raccolte emerge anche un contesto relazionale difficile.
La giovane viene descritta come una persona dal carattere forte, con episodi di aggressività verbale e fisica nei confronti del compagno.
Un quadro che, secondo la Procura, evidenzia una personalità incline a scatti d’ira e con difficoltà nel controllo degli impulsi.
Perché è scattata la misura cautelare
Il giudice ha disposto i domiciliari anche per il rischio di reiterazione del reato.
Secondo gli inquirenti, esiste il pericolo che la giovane, emotivamente provata ma ritenuta instabile, possa compiere nuovi gesti pericolosi.
I prossimi sviluppi
Nei prossimi giorni è previsto l’interrogatorio di garanzia.
La 21enne potrà decidere se rispondere alle domande e fornire ulteriori chiarimenti.
Nel frattempo, il caso resta aperto.
E quella che inizialmente sembrava una tragica fatalità si sta trasformando, sempre più, in una vicenda dai contorni ben diversi.

