Un ritorno che non è nostalgia, ma riscrittura consapevole del passato. Levante si ripresenta sul palco dell’Ariston per la terza volta – dopo il 2020 e il 2023 – con uno stato d’animo radicalmente diverso: più lucido, più sereno, decisamente più suo. Sanremo 2026 diventa così il luogo simbolico in cui cambiare l’ultimo ricordo, quello legato a un’edizione vissuta in pieno post-partum, tra fragilità e smarrimento.
Sanremo come riscatto personale: perché Levante torna
«Lo stato d’animo è di puro entusiasmo», racconta la cantautrice siciliana all’Adnkronos. Il ritorno non è casuale né automatico: «Vorrei modificare il ricordo del mio Sanremo 2023. Allora ero in balia di troppe emozioni, non ero cosciente di quello che mi stava accadendo». Oggi, con la distanza del tempo, Levante guarda a quel periodo con tenerezza e consapevolezza, senza banalizzare la depressione post-partum ma riconoscendo la forza del percorso attraversato.
“Sei Tu”, una ballata sull’amore che resta bloccato in gola
Sul palco porterà “Sei Tu”, una ballata lenta, intima, “in punta di piedi”. Una scelta controcorrente, quasi anti-Sanremo. «Voglio prendermi il tempo di cantare serenamente», spiega. È una Levante più composta, meno istintiva, ma non meno intensa.
Il brano racconta l’incapacità di verbalizzare l’amore: «Descrivo tutte le sensazioni fisiche che l’amore provoca – dal non sentire le gambe al mancare il respiro – ma questa persona non riesce a dire “ti amo”». Una narrazione quasi clinica delle emozioni, che ribalta l’immaginario romantico classico.
Il nuovo album e i “fallimenti d’amore”
“Sei Tu” anticipa il nuovo progetto discografico dal titolo esplicito: “Dell’amore, il fallimento e altri passi di danza”. Un album interamente dedicato alle storie che non funzionano: amori finiti, mai iniziati, sfiorati o consumati in una notte. «Mi ha divertito guardare la fine – o il non inizio – delle relazioni», racconta Levante. Una poetica della perdita che diventa racconto universale.
Eurovision? “Se vincessi non andrei”
Levante non si sottrae a una domanda scomoda: cosa farebbe in caso di vittoria e conseguente Eurovision? La risposta è netta e senza ambiguità. «Se vincessi il Festival, non parteciperei all’Eurovision. È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi». Il riferimento è al contesto geopolitico ed a quanto accaduto in Israele e sulla Striscia di Gaza: «C’è un genocidio in atto. Non si può fare finta di niente. Non ce la faccio ad andare a casa del ladro». Una presa di posizione che divide, ma coerente con il suo percorso pubblico.
Cinema, tv e il fascino del set
Non solo musica. Dopo un cameo in Romantiche, Levante ha recitato nella fiction Rai “L’Invisibile”, diretta da Michele Soavi, accanto a Lino Guanciale. Un’esperienza totalizzante: «Il set è un luogo di calma. Mi ha fatto pensare: quasi quasi lascio tutto e faccio questo». L’interpretazione di Maria, una donna che sceglie il sacrificio per amore, si lega idealmente ai temi del nuovo album.
La scrittura come origine di tutto
Tra palco, set e studio, Levante non ha dubbi: «Mi sento un’autrice che canta. Se mi togli la penna, muoio». La scrittura resta la sua radice vitale. Dal 29 aprile tornerà live nei club: «È la dimensione più pazza, quella dove appartengo davvero».

