Il nuotatore paralimpico rientrava da Zanzibar: il telaio della sedia a rotelle è stato trovato spezzato a Fiumicino dopo il volo con scalo ad Addis Abeba
Un viaggio di ritorno da una vacanza si è trasformato in una brutta sorpresa per Manuel Bortuzzo. Il 27enne nuotatore paralimpico ha ritrovato la propria carrozzina gravemente danneggiata all’aeroporto di Roma Fiumicino, al termine del viaggio da Zanzibar con scalo ad Addis Abeba effettuato con Ethiopian Airlines.
Per l’atleta azzurro non si tratta semplicemente della rottura di un oggetto. La carrozzina è parte integrante della sua autonomia quotidiana, tanto da definirla «le mie gambe». E proprio per questo Bortuzzo parla apertamente di un «vero dramma».
«Il telaio era tranciato, un pezzo difficile da rompere»
La carrozzina era stata sistemata nella stiva dell’aereo. Al momento dell’arrivo a Fiumicino, però, gli addetti all’assistenza hanno comunicato a Bortuzzo che era stata danneggiata.
«Abbiamo trovato la carrozzina rotta», gli avrebbero detto i responsabili dell’assistenza. Quando il nuotatore l’ha vista, ha constatato che il telaio era tranciato.
Un danno particolarmente serio, anche perché si tratta di una carrozzina realizzata su misura. Bortuzzo ha spiegato che il costo di questi ausili può arrivare tra i 6.000 e i 12.000 euro, rendendo la sostituzione tutt’altro che semplice.
L’atleta ha già avviato la pratica presso l’ufficio competente dell’aeroporto e, al momento, racconta di non aver ancora ricevuto comunicazioni dalla compagnia aerea.
«Non è stata messa nel contenitore speciale»
Secondo Bortuzzo, all’origine del problema potrebbe esserci un errore nella gestione dell’ausilio durante il trasporto.
«La carrozzina non è stata inserita nello speciale contenitore che evita proprio i colpi diretti», ha spiegato il nuotatore.
Una circostanza che, se confermata, avrebbe particolare rilevanza considerando la delicatezza e il valore di una carrozzina costruita specificamente sulle esigenze della persona che la utilizza.
Bortuzzo non nasconde quindi l’amarezza: «Non è accettabile che quelle che sono le nostre gambe nel 2026 siano trattate con tale superficialità».
E aggiunge una domanda che rende ancora più evidente il problema: «Se fosse successo all’andata cosa avrei fatto?».
«Per fortuna avevamo una seconda carrozzina»
A permettere a Bortuzzo di non rimanere completamente senza un ausilio è stata la presenza di una seconda carrozzina a casa.
Si tratta però di quella di riserva, non della soluzione abituale. Peraltro, come sottolinea lo stesso atleta, una carrozzina di questo tipo non è un prodotto che si può semplicemente acquistare in un negozio: viene realizzata su misura.
Il danno, quindi, non riguarda soltanto il valore economico dell’attrezzatura, ma anche la possibilità di utilizzare normalmente un ausilio indispensabile.
Bortuzzo si aspetta ora che la compagnia aerea intervenga: «Mi auguro che arriverà un risarcimento per questo danno irreparabile che ha reso la mia carrozzina inutilizzabile».
La lamentela anche per l’assistenza a bordo
Nel racconto del viaggio c’è anche un’altra contestazione. Bortuzzo riferisce infatti di aver chiesto più volte dell’acqua durante il volo, senza ricevere assistenza per oltre un’ora.
Alla fine sarebbe stata la fidanzata Serena Padovano a occuparsi personalmente della richiesta, mentre, secondo il racconto del nuotatore, alcune assistenti erano sedute a parlare.
Una vicenda che per Bortuzzo va oltre il semplice inconveniente di viaggio e riporta al centro il tema della gestione delle carrozzine e dell’assistenza alle persone con disabilità durante i viaggi aerei.
Il nuotatore paralimpico, portacolori delle Fiamme Oro, è rimasto paralizzato dopo essere stato colpito durante una sparatoria avvenuta a Roma Sud nel febbraio 2019. Da allora ha costruito una nuova carriera sportiva, arrivando fino al bronzo olimpico nei 100 rana SB4 a Parigi 2024.
Ora attende risposte sulla carrozzina distrutta durante il viaggio di ritorno da Zanzibar. Perché, come ha sottolineato lui stesso, non si tratta semplicemente di una valigia danneggiata.

